Cioè e basta è una tipica frase senza molto senso detta da chiunque, causa atroci sofferenze, stia delirando dal capezzale di un letto lurido e intriso di sudore e scaglie di pelle morta ( assieme a fazzolettini venduti da zingari ai semafori appallottolantisi sotto il culo e dietro la schiena- i fazzolettini appallottolati e non gli zingari-).
Torno or ora felice felice dall'ennesimo colloquio colloquio con Ciuffo Ciuffo.
Ieri:
Big Dick- Stai troppo male, devi tornare da Ciuffo
Farf- Ancora!?
B.D- Si, devi costringerlo a prescriverti qualcosa di più efficace, di più forte
Farf- Magari delle iniezioni...
B.D- Uhm
Farf- Potresti farmele tu!
B.D- No, non sono capace, no, non posso farlo
Farf- Ma dai, cazzo sarà mai
B.D- No, non puoi chiedermelo
Farf- Dai
B.D- Giammai, non profanerò il tuo culo
Farf- Per favore?
B.D- Non medicalizzerò il tuo culo
Farf- ...
B.D- Non reificherò il tuo culo
Farf-...
B.D- Non de-erotizzerò il tuo culo
Far- Va bene basta.
B.D- Non permet..
Farf- Ho capito
B.D- Non..
Farf- Hai paura degli aghi
Così insomma niente iniezioni.
Ieri notte stavo così male che ho creduto di soffocare.
Senza respiro. Davvero. Ho pensato: ora muoio, mi implode il torace, dal naso non passa una cippa di niente, dalla bocca emetto fischietti tipo ottantenne fumatore malato terminale dai polmoni incancreniti, così domattina quando verrà da me Orhan Pamuk e mi troverà stesa, col collo gonfio e nero come una porchetta d'Ariccia, la faccia trasfigurata, gli occhi di fuori, colorito bluastro per nulla rassicurante, dirà:
büyük ünlü uyumudur kökenli sözcükler oluşturmaktadır!,
che vuol dire più o meno: Azz!.
La mia presentabilità cadaverica sarà così compromessa per sempre assieme all'estetica della salma e alla riuscita del funerale in stile radical-cinico, profilo edonista ma non troppo.
Dunque in preda all'asfissia, alle 3 di notte prendo free e vado verso la farmacia notturna di quelle super barricate manco dovessero arrivare masse di zombi ticket-esenti a chiedere cervelli da banco in compresse.
Suono il campanello notturno della farmacia notturna arriva dunque il farmacista notturno e anticipando ogni mio afflato soffocato, mi fa
- Non diamo più siringhe gratis
Ma perché non ti infili un filo elettrico su per il culo caro farmacista notturno?, mi viene da dirgli, non sono mica una tossica del cazzo! Ma non lo dico perché il fiato è poco e come dice Etgar Keret, quando hai l'asma le parole contano, diciamo che più che contare hanno proprio un peso specifico speciale particolarmente significativo e che vuol dire esattamente: VENTOLIN.
Insomma prendo il buon ventolìn che nei casi disperati spesso ti salva il culìn e mi riservo di tronarci il giorno dopo con una mazza di ferro battuto a spaccargli la faccia e anche tutte le vetrine e gli occhiali a culo di bottiglione per avermi scambiato per una tossica qualunque c'hai 10 centesimi me manca n'euro pe'er biglietto eccetera eccetera..
Comunque a parte tutto, domani mi tocca incontrarmi con Ciccio Petecchia, presto, prestissimo, alle nove.
martedì 14 ottobre 2008
CIOE' E BASTA!
Pubblicato da zero in-coscienza alle 16:41
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stato d'animo giornaliero
sabato 11 ottobre 2008
INSIEME A TE NA NA NA NA
Orecchia qua.
Questi sono giorni intensi di intenso free e ore piccole e poco sonno e molto traffico, tanti turisti schivati per sbaglio(!) sulle strisce pedonali che ti guardano a lungo trovandoti molto folk lì, sul motorino con il girasole e l'adesivo dei radicali NO GOD, mentre fai 10 km per raggiungere il vaticano.
Quando poi finalmente ti accorgi che le università, le scuole, i collegi cattolici sono veramente cattolici e non così, per pura nomenclatura, che per esempio durante il tuo inutile corso di formazione ci si fa il segno della croce e si dice una cosa del tipo: santissima Maria assunta eccetera eccetera, oppure, mariissima assunta santa o anche assuntissima santa Maria ma più probabilmente assuntissima assunta assunta o forse santissima santa la più santa di tutte le sante... Che poi tu rimani così, di cazzo, diciamolo, e pensi: vabbè, dai è uno scherzo, e invece non lo è.
Così mentre i tuoi colleghi pregano tu rimuovi, ti rifiuti di registrare l'accaduto, il cervello è andato in loop: è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo è uno scherzo.
Poi svieni e quando ti rianimi ti ritrovi dal prete dei preti pretore che ti sta facendo un esorcismo e tu a dire: ma non sarebbe meglio un po' d'acqua e zucchero e lui che prega per la tua salute per la tua anima e per il tuo culo, (Signore fa che il culo di costei mi si offra spontaneamente, lo so, non è un maschio ma con un po' d'immaginazione..infondo ha poche tette).
Che poi però passi in Piazza Venezia che sei di umore liquido, sul lacrimevole sentimentale che ogni cosa che vedi ti fa commuovere: un piccione spappolato, una vecchia col deambulatore, una nana, un carabiniere a cavallo e cose così..
e insomma, passi in piazza Venezia e vedi il pizzardone sulla pedana e ti viene un traforo nel torace perché è troppo bello e allora inchiodi free, accosti e ti godi la performance per 15 minuti buoni che sembra un direttore d'orchestra, è teatrale è magico; mani e braccia come ali , come tentacoli sinuosi, armoniosi che affettano l'aria e ti danno degli ordini nella bellezza del movimento e nella maestosità della posizioni. E' un divo il pizzardone, è Giulio Cesare imperatore, è figo, ogni donna vorrebbe il suo numero di telefono.
Naturalmente quando poi smette torna a essere quello che è: un uomo alto un cazzo e metà, brutto q.b., sudato e puzzolente.
Certe cose di questa città cono così fantastiche che dio, quanto non potete capire voi abitanti delle province imperiali.
Quando c'è il sole e fa caldo, caldo anche a ottobre, caldo a novembre, le vie, le ville, le pietre millenarie, i vicoli, le osterie, le fontane, gli occhi riempiti di bello, i polmoni di storia, sei al centro del mondo, siamo la culla della civiltà, Roma, che cazzo, è un amore per sempre.
Difficile accettare, anzi è impossibile, che diventi, diventerà, sta diventando, ma magari già lo era, un avamposto fascista. Un covo di gentaglia.
Il sindaco lavora per offossare la bellezza di questa città. Ci vogliono brutti, cattivi, sporchi. Ci vogliono incazzati, morti di fame, gli uni contro gli altri, ci vogliono imbestialiti, vogliono vederci combattere, ucciderci, odiarci: extracomunitari di merda, negri di merda, ebrei di merda, comunisti, romeni di merda, zingari, rom, cinesi di merda.
Andarsene è difficile, ma mi sa che è necessario.
Non si può vivere in una città fascista.
Eccheccazzo.
Pubblicato da zero in-coscienza alle 18:05
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deontologia del bauletto aperto
lunedì 6 ottobre 2008
San Benedetto e San Daniele
Dopo il catarro che tuttavia ancora persiste, eccoti, voila, mezza faccia a squame.
Che sarà mai? ti svegli e hai solo mezza faccia a squame.
Niente di che, le raschi e via, in padella con i pachino.
Vai da Ciuffo, quel medico della mutua del cazzo che s'è preso la laurea dallo stesso salumiere di soppressate calabresi a cui si è rivolta pure la Gelmini, il quale Ciuffo nella sua incommensurabile ignoranza, ti guarda, ti schifa, manco ti tocca, non fa mezza diagnosi che dicasi mezza, pensa a come può cacciarti la scusa del fonendoscopio per pacioccarti le tette e ti fa:
- Che stai mettendo adesso?
Che tanto lui lo sa che una persona normale prima di rivolgerglisi ci prova da sola a guarirsi che tanto è uguale,
che tanto però io vorrei dirgli
- ma vaffanculo Ciuffo del cazzo che secondo te perché sono venuta? che secondo te sono medico io? chi è il medico tra di noi? ti aiuto, io no.
Ma alla fine cedo e faccio
- Caro Ciuffo, visto che tu ricevi mezz'ora ogni anno bisestile, ieri quando m'è venuta questa mezza faccia a squame sono corsa in farmacia e la stessa farmacista che mi ha curato la Candida mi ha dato questa pomata.
- Ah,
Fa Ciuffo
- Perfetto, continua a mettere questa.
Eggià, in fondo oggi non avevo un cazzo a che fare e allora ho detto: andiamo a farci fare nessuna diagnosi da Ciuffo, dai, che con quella faccia di culo alla Elvis cominciava proprio a mancarmi..
Dunque ecco. Io non so perché la mia vita stia prendendo questa piega dell'aggiusto una cosa e se ne sfracassa un'altra, su tutti i fronti, ma tutti tutti. Pensate che in macchina tengo un boiler da quanti litri boh e una TV che quando passa lo zingaro Menez la serratura che non Tenez, fa tanta di quella fatica mentale nel pensare di scassinare e fregarsi tutto che dice ma vafancùl e passa dritto..
Inoltre la mia misantropaggine sta raggiungendo i minimi storici. Cioè, esseri umani, io vi odio. Voi e i vostri virus.
Voglio vivere come Micheal Jakson ( non trombando bambini ma in una camera iperbarica).
La mondanità è un doloroso ricordo, non mi stucco la faccia non so da quante settimane..
Datemi un pretesto per stuccarmi la faccia, ora che le squame sono andate via.
Le squame sono una reazione allergica alla vita aerea. Oppure una prova del fatto che sono la versione stronza e racchia della sirenetta Disney, oppure che l'altra notte al sabba satanasso non s'è tanto regolato.
Forse sono allergica a Te. Si si, proprio TE.
Esigo allora che TU venga all'istante a lavarmi tutti i maglioni dell'inverno passato e già che ci sei mi affetti anche due lesche di prosciutto casereccio che preventivamente avrai portato dall'Umbria e per la precisione da Norcia, ammesso che Norcia sia in Umbria e se Norcia non fosse in Umbria esigo da TE che Norcia venga subito trasferita in Umbria.
Esigo inoltre che San Benedetto da Norcia venga arso all'istante come prosciuttone datato e al suo posto venga incoronato san Daniele in qualità di prosciuttone in offerta al banco alimentare di Anna Magnani amò tesò c'ho 'n San Daniele a n'euro e 30 a ttè t'oofaccio a n'euro zitta e bbona
Pubblicato da zero in-coscienza alle 23:09
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ma che ne parliamo a fare
martedì 30 settembre 2008
ARèGGITE!!!
Wè Wagliòs ( s plurale), ho definitivamente lasciato Nettuno.
Ma siamo rimasti amici.
Una paio di giorni prima di venire via Gianfilippa ha pisciato più o meno dappertutto e mollato due stronzi umani nell'angolo più angusto della stanza degli ospiti. E meno male.
Affare increscioso atque vigliaccherrimo da parte sua giacché non disponendo il felino di mani, cotanta produzione escrementizia l'ho raccolta io e non certo dio.
Alle 12: 50 di oggi, Torn Forester il figlio mentalmente adolescente fisicamente 40enne della proprietaria è venuto a raccogliere chiavi soldi e insulti velati.
Si è presentato con mezz'ora di ritardo con quella faccia marrone, quei capelli gialli mezza lunghezza strisciati di mesh color piscio e tutte le D per le T e viceversa.
- Per le spese abbiamo pensato a un forfait di 50 euro ( è un furto, lo so, ma a di meno non mi ti scollo)
- Ah, 50 euro
fa lui
- Eh 50 euro
Faccio io.
tittittì tittittì telefona a mammina
- Mammanina dice che
dai, Forrest Gump, provaci, mi aspetto un'assurdo del tipo 150, 200 euro
- Mammina ha detto se potete lasciare altri 20 euro.
Eh? ehhhhh? ehhhhhhhhhhhhhhhh? mammina ha detto... c'ha detto mammina? 20 euro?
la mia faccia è un trito di carne bovina.
- Come 20 euro?
- 20 euro
fa lui
basita mi guardo attorno, spero che Gianfilippa gli caghi nell'armadio.
Cioè, scusa, ragioniamo, anzi, fammi capire. Dopo 1000 euro di affitto più 50 regalate ti attacchi a 20 euro? è come se uno comprasse un diamante da 85.000 euro e l'orafo dicesse: scusi, per l'esattezza mi dovrebbe ancora 299,99 euro per le spese di spedizione.
Cosa cazzo te ne fai, tu, Torn Forester, di 20 euro? io te le do, per carità, ma mi piacerebbe sapere come li spenderai, cosa compri? caffè gazzetta dello sport e sigarette? una pizza stasera con gli amici? un tanga D&G(tarocco)? un aperitivo? supposte ventolìn e pringles?no perché una botta non ci viene di certo, nè sul fronte scopereccio né su quello droghereccio..
Vabbè, è e rimarrà un mistero, magari c'ha giocato a flipper, plìn, stitiplì, weoweoweo..
Vado carica come una mitraglietta scaccia cani, mi avvio alla macchina.
- Areggite cò 'e mano!
Grida una donna al bambino trolley.
Rifletto. Arèggite, verbo areggere, imperativo II pers, sing, tenersi stretto stretto al passeggino della propria madre coatta.
Co 'e mano: sostantivo maschile DUALE.
Duale, mi piace il duale, fa molto lingua morta, è preciso, non lascia niente al caso. In effetti due è diverso da molti, non è né tanti ne uno, è due. Non fa una piega.
D'altronde la mia salute cagiona di brutto, c'è poco da fare. Presente un saccottino al cioccolato, un bigne alla crema, un calzone alla mozzarella e pomodoro? ecco, i miei polmoni per il momento si sentono così, saccottini al catarro, calzoni sebo e muco, bigne al moccolo semidenso, cannoli siciliani alla ricottina di vomito.
Ipse dixit: chi di catarro abbonda di catarro sfonda..
Puh!
venerdì 26 settembre 2008
MOZZICONI
QUA - e in alto a destra - POTETE TROVARE IL BOOKTRAILER DI MOZZICONI.
OPERA PRIMA FARFALLULA.
Pubblicato da zero in-coscienza alle 13:33
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res fecundae
venerdì 19 settembre 2008
LA MIA DOTE
Ti do il mio silenzio e le chiacchiere inutili.
Ti do il mio tempo, la bocca, il fresco in terrazzo, le strade di Roma, le mie lacrime di sale.
Ti do il mio culo.
La pelle, gli anni migliori.
La mia disperazione, dispersione e salvezza, i peccati più dolci, il buco nella pancia, le ossa che sporgono, gli spigoli più amari.
Ti do la mia poesia, la mia follia, la mia testa che esplode, che divaga, parla e non pensa, pensa male parla male, gira al mattino.
Ti do la mia ansia.
Il terrore di marmo, il sorriso giallo, il mio raffreddore.
Ti do gli occhi e I loro angoli bassi, il loro colore, l’iride che cambia come cambia l’umore.
Ti do la mia fragilità.
Le parole al telefono, il catarrro nei polmoni, gli anni migliori. Gli anni peggiori.
L’adulto che non sono, il caldo tra le cosce, la mia figa I suoi sapori, i miei capelli di medusa e le serpi nella gola.
La mia noia, l’insofferenza, la sofferenza per I giorni che passano, per il tempo buttato ai porci, per le case, per le cose, per le facce che vorrei.
Ti do I miei passi, il mio genio, la mia presunzione, ti do tutti I libri che non ho scritto.
La giusta quantità delle vocali. La mia voce urlante e quella muta.
I miei amori, I miei umori, le persone che schifo, quelle che ho nel cuore, quelle che ho fatto piangere, quelle che ancora devo incontrare.
Ti do i miei incontri, la mia infanzia terribile, I miei se, la mia musica che si ripete, la mia schiumevolezza, la mia vita tra le righe.
Ti do il latino, free, il casco da giovane, gli aperitivi. Ti do Giufà.
Il cinema, le cene veloci e quelle studiate, la mia scrivania, la mia acidità, le mie braccia, il mio conto in rosso.
Ti do Gianfilippa e la sua merda verde, la sua faccia schiacciata e il suo pelo sul tappeto.
Le mie scarpe col tacco, le mie dipendenze, la mia malattia.
I mille bicchieri di vino, I fonzies, i tacos, le mie pillole, il mio fiato corto. La mia salute insana.
Ti do il mio freddo, il mio anello, le mie risate, il tabacco, le battute, la leggerezza, le Diana blu e le camel light, il sole, Maggio e la mia città.
E dimmi se è poco.
Pubblicato da zero in-coscienza alle 23:28
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stato d'animo giornaliero
sabato 13 settembre 2008
Dicono di me, che sono una strega drogata e truccata e piena di sè…
La sensibilità dell'uomo verso il mondo cambia a seconda di cosa o di chi lo abbia travolto nella vita.
Travolto e quasi ucciso.
Oppure travolto, ucciso e impossibilitato per lungo tempo a risorgere. Costretto a curarsi o a leccarsi le ferite, metafora ferina orrenda ma molto in uso dai bastonati emotivamente, sconosciuta o quasi ai bastoni.
L'amore non corrisposto è l'esperienza più devastante con cui l'essere umano debba confrontarsi. E capita a tutti, almeno una volta nella vita.
E è una pena infinita.
Un pò più finita dal punto di vista del non corrispondente, ma pur sempre una pena.
Trovare la giusta metà è una stratosferica fregnaccia platonica a cui la cultura classica occidentale ci ha inchiodato, inchiodato come sulla croce, a testa in giù, senza soluzione di continuità.
E allora ecco che in virtù di tale ricerca l'uomo mette in atto strategie autoflagellanti, masochiste, di stoici incanti e dissapori feroci, di lacrime e pugni, di calci in faccia, di fiati in apnea, di rivoltamento interiore, di dignità retrattile, di umiliazioni e tentativi che non sono mai l'ultimo perchè la speranza è satana nella coscienza dell'innamorato.
E quanto tempo passa e quanto ancora ne deve passare perchè la ragione e la chimica rientrino nell'armonia dei giusti equilibri!
Ma non si tratta di riafferrare la metà da cui ci hanno allontanato all'inizio di tutte le cose.
L'amour fou non esiste. Esiste solo il fou, colui che in un breve istante della propria vita sbiellerà per poi risanarsi e andare avanti.
Ciò che conta è solo ciò che si è e ciò che si vuole, esiste perciò quella persona con cui si può essere ciò che si è e si può condividere ciò che si vuole. E quella persona non si può conquistarla, o la si ha o non la si ha. Quella persona la si vede da lontano perchè anche lei ti sta guardando e ci si afferra nello stesso istante.
Nello stesso istante e non con tempi diversi.
Con quella persona non si parlerà mai di amore, ma di quanta vita si possa percorrere assieme e di quanti slalom assieme si riesca a fare tra il dolore e il resto della merda.
Riuscendo a respirare profondamente.
E a non star male.
Per il più a lungo possibile.
Da ciò si deduce dunque che non sono affatto una strega drogata e truccata e piena di se.
Pubblicato da zero in-coscienza alle 14:57
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Farfallula docet