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I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

lunedì 28 maggio 2012

John Holmes

mercoledì 16 maggio 2012

LE ORE PIU' LUNGHE DI TUTTE LE LUNGHEZZE

Scrivi, mi dicono, scrivi!
Cioè, non è che scrivere sia come prendere un'altra coscia di pollo quando tua madre ti invita a pranzo.
Mangia, mangia!
Vuoi scrivere qualcosa, Pedro? scrivi qualcosa Pedro! vuoi scrivere qualcosa?
Scrivere è un pò come defecare. O hai lo stimolo o non ce l'hai. Dipende dal transito intestinale, quanto è regolare e quanto non lo è. Se mangi verdura e bevi abbastanza oppure no.
Potrei anche mettermi d'impegno e sforzarmi, ma in genere non esce niente, o niente di buono. 
Adesso per esempio, non è che abbia propriamente lo stimolo dello scrittore, è solo che mi annoio, che sono segregata in casa da lungo tempo e quindi è più una scrittura stitica e annoiata che una scrittura ispirata.
Certo, per abbattere la noia potrei ubriacarmi, ma sono solo le dieci del mattino e sarebbe faticoso. Potrei uscire, se potessi uscine, ma non posso.
Potrei leggere, ma mi si sono gonfiate le ghiandole della lacrimazione a forza di leggere. Ho letto l'impossibile in questi giorni, ho letto talmente tanto che ormai leggevo anche a occhi chiusi. Ho letto talmente tanto che quando arrivavo all'ultima pagina del libro continuavo per inerzia inventando a voce alta un proseguo della storia. Poi ho smesso perchè ho notato che l'anta dell'armadio mi guardava un pò basita e mi sono sentita in imbarazzo.
Ecco, l'anta dell'armadio. Una conseguenza bizzarra della reclusione forzata è che a un certo punto ti viene una sorta di pascolite acuta per cui cominci a intravedere un'assurda corrispondenza tra tutte le cose, animate e non, che sembra che interagiscano con te e tra di loro a livelli diversi. Il bicchiere parla con l'arancia spremuta
- Wè, come va?
- Insomma, un pò spraffata.
il comodino protesta contro la pila di libri
- N'arriva un altro? ah si? eccerto, dai, che tanto ci sta il fesso che fa appoggiare tutti
 le mutande vietcong si nascondono negli anfratti più introvabili
- Compagne, non ci troveranno mai, o vittoria, o morte!
 i fornelli scioperano, i coltelli ammutinano e ti tagliano, gli spigoli ordiscono trame terribili per tranciarti il mignolino del piede  e poi complottano con la scopa a spatole lunghe
- Hai visto che aggressione! sta volta è finita. Gli abbiamo inferto il colpo letale. Vedrai che a domani non c'arriva
- Aspetta a dirlo, questa c'ha sette vite, come i gatti. Niente di strano che tra poco si ripiglia e mi passa in cucina, vedrai..

Insomma, una roba alla psyco. Intanto però è così. Queste ore sono le ultime di una lunghissima attesa. Da stasera si decide della mia inattività, delle mie cosce senza più tono, delle mie chiappe da piaga da decubito, dei miei capelli increspati come una pila di fieno lasciato a seccare al sole, delle mie mani senza smalto, dei miei piedi con le unghie da rapace, delle mie sopracciglia divetate anche sottacciglia e espanse fino a congingersi all'attaccatura dei capelli.

Fino ad allora aspettare mi stritola lo stomaco, me lo fa a brandelli come preso dalle morse di un cane rabbioso,  sparge i resti tutt'intorno alla sua cuccia, li controlla, li seppellisce in una buca profonda, li tira fuori di tanto in tanto per sollazzo, per noia, e abbaia a chiunque provi ad avvicinarsi.

Per ora mi sento così, è un'immagine un po' triste, lo so, non vi fa ridere di certo. E' un po' triste ma pur sempre pulp, oh, la cifra è la cifra, anche nelle più angoscianti situazioni.


Vostra farfapitbull






sabato 24 marzo 2012

KILL BIMBOMINCHIA

Insomma.
Comincio a pensare di avere seri problemi di relazione con l'adolescenza e la post adolescenza.
Ieri per esempio, tornando a casa con la yaris (che, detto tra noi, mi sa tanto che a Pasqua non c'arriva), vengo impallata da un gruppo di bimbi minchia che camminano in branco, praticamente in mezzo alla strada.
Perchè loro sono così.
Sono minchia e strafottenti.
Sono brutti pure eh, che bisogna dirlo, l'adolescente purtroppo ( purtroppo per tutto il resto del genere umano a cui questo spettacolo infame si presenta) è qualcosa di così antitetico all'ideale dell'uomo leonardesco ( quello messo a stella, con le proporzioni eccetera, insomma, ci siamo capiti) che quando te li vedi davanti, uno, se fai in tempo distogli subito lo sguardo, due, pensi immediatamente -cazzo, meno male che per me è passata-, tre, cerchi di gestire alla meglio e peggio il forte senso di nausea che quella visione ti provoca, quattro, pensi - Gesù, ma a che cosa servono?, cinque, speri che cresca in fretta o che almeno giri subito l'angolo per andare a farsi di crack.
Insomma, cotanta bruttezza unita a un'altrettanta incommensurabile, sconfinata, indicile stupidità che si accompagna all'esigenza di mettersi in mostra, per celare il desiderio fortissimo di scomparire, per nascondere il bisogno spasmodico di essere considerati, per affermare quell'abbozzo di personalità liquida che si trovano, per dissimularla perchè in realtà si cagano di brutto di fronte a qualsiasi cosa, persona, animale, essere vivente e non, situazione, pensiero, concetto astratto e concreto, sensazione, ragionamento, meccanicità, gesto, parola, interpretazione, sasso, lampione e bignè alla crema, cotanta bruttezza e stupidità, dicevo, io me la sono trovata davanti mentre cercavo di tornare a casa e avrei voluto solamente estrarre questo mio culo stanco dal sedile dell'auto e poggiarlo sul divano di pelle delinquenzialmente e postumamente sfettucciato da quella stronza di Gianfilippadisavoia.
E in più erano tanti.
Sette o otto, credo. Già da' fastidio uno, figuriamoci otto.
Insomma, impallavano la strada perchè dovevano fare i fighi e avevano quei jeans sotto le chiappe con le mutande in vista e i cappellini da minchioni e gli zainetti sulle spalle e delle fasce tipo, si, delle fasce modalità tennista, i maschi, le femmine invece, in minoranza devo dire, saran state due o tre, gli stessi pantaloni ma talmente insaccati che il mio macellaio una soppressata così se la sogna, magliette sottili che quella tua maglietta fina in confronto dev'essere stata una specie di cartone grezzo, felpe con su stampe di New York e Londra e le tette belle lievitate che dico io che t'hanno fatto ingozzare da piccola?, ma come t'hanno cresciuta?, a botte di latte estrogenato, omogeneizzati e somatotropina? e certi culi da frequentazione assidua di macmerdadonald eccetera eccetera.
Allora io che faccio, aspetto un nano secondo e questi niente. Cioè, non è che alle spalle hai un cazzo di barboncino nano che vorrebbe passare per pisciarti sulle caviglie, no, c'è un'auto, e lo sai perchè c'è un'auto? perchè stai camminando in mezzo alla carreggiata, razza di sottosviluppato.
Aspetto un altro nano secondo e questi niente, poi, ovviamente, ci vado di clacson.
Sobbalzano all'unisono, come se fosse cosa assolutamente inaspettata il fatto di potersi sentire uno strombazzo dietro il culo, dai, ma che spavento, ma come mai c'è una macchina in mezzo alla strada? Suono di nuovo, visto che la mandria sembra volersi spostare con estrema lentezza e a un certo punto succede.
Succede che uno di questi aborti mal riusciti mi fa:
-Oh, con carma, rilassate-
Si, mi dice proprio così. Mi dice:
CON CARMA e RILASSATE + OH.
Allora faccio una cosa che generalmente, in casi come questi, in cui tu sei uno e gli altri no, non si dovrebbe mai fare, praticamente reagisco:
-Levati di mezzo, maleducato, dico
e lui
- Aò, e aspetta n'attimo no? mo se levamo...mamma mia questa...
Mi dice questa.
A me? Cioè, non so se voi ce l'avete, la parolina magica che non potete proprio sopportare, quella che quando qualcuno la dice non è che è una provocazione, di più, che vi fa salire il sangue al cervello e vi trasforma in una specie di bestia mitologica a metà tra un ariete psicopatico e un licantropo convertito al satanismo cintura nera di taekwondo e amante delle ciaspole. Una parola che può essere una qualunque, casa, cacca, mammina, miagolio, coniglio, ikea e Gigi, ecco, per quanto mi riguarda, la parola magica che sfonna è "questa", quando cioè ci si rivolge a me non usando il mio nome proprio nè gli adeguati sostitutivi grammaticali nel caso fossi io una sconosciuta per l'interlocutore e mi si definisce invece con un "questa".
Allora m'incazzo.
Mi sono tipo gonfiata come una zampogna natalizia, e immaginando di avere la tutina gialla di Uma Thurman, di uscire dal finestrino come Boe e Luke, di atterrare sulla rena gialla della contea di Hazzard, di fare due tre giravolte come Wonder Woman, così, a gratis, giusto per provare il brivido di ritrovarsi in testa quella patacca di diadema dorato, sogno di sguainare una sciabola e decapitare tutti, dal primo all'ultimo, con un colpo secco, eliminando all'istante le loro teste da adolescenti diversamente pettinati e le loro faccedicazzosembriunpaninoalsesamoperquantibrufolitiritrovi.
Invece ci vado d'astuzia e siccome tra il mio e il loro acume ci passa un mesozoico superiore di mezzo, mi metto a gridare:
-Tu, maleducato, come ti permetti? lo so chi sei, sai? conosco tua madre e anche la tua professoressa di italiano. Vedrai che figura ti faccio fare, imbecille. Che diavolo ci fate in mezzo alla strada, eh? vi volete spostare?
e allora l'adolescente alfa che mia aveva apostrofato con "questa", che m'aveva detto oh, stai carma, che aveva fatto il piacione con quel ciuffo a saracinesca e quel cavallo bassissimo, comincia a scusarsi come un vitello prostrato e tutti gli altri a seguire, senza vergogna e senza pudore. Lo vedi? mi sono detta.
Fortunatamente la scuola e la famiglia rappresentano ancora quei rassicuranti luoghi di coercizione e tortura che tutti noi ben ricordiamo con grande, grandissimo terrore e nostalgia.
E dunque, evviva la tradizione!

Vostra Farfakillbimbominchia