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La mia foto
I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

mercoledì 29 dicembre 2010

AVERE

Ho un mal di pancia moderato. Una fame bestiale. Un brufolo su una tetta. Le idee confuse. Bisogno di un paio di scarpe rosse. Una sigaretta appena accesa che si consuma tra le labbra. Postato un sacco di roba su facebook stile bulimica del web. Una giarrettiera per Capodanno. Una vita quanto mai sana. Un gatto sempre più obeso. Una strana voglia di vivere. Il solito colorito alla Tim Burton. Le spalle rachitiche. Le gambe magrissime. I muscoli tonici. La casa che sa di verdure bollite. Una Brompton. Tanti amici. Buoni propositi. Poche lamentele. Un amore folle per le insalate del napoletano. Un passo veloce. Dei capelli opinabili. Un lavoro. Il solito sogno e la solita ambizione. Le unghie smaltate. Tempo libero. Un viaggio da fare. Un appuntamento per il cinema. Qualche paura atavica. Nessuna paura nuova. Nessun buon proposito per il nuovo anno. Una festa per il 31. Un pacco da ritirare. Pensieri per me. Pensieri per noi. Un record personale da superare nella corsa. Sorrisi dagli sconosciuti. Maggiore autocontrollo. Un bel pacco di figure di merda già confezionate. Un'irruenza sempre più difficile da gestire. Meno peli sulla lingua. Meno peli dappertutto. E, soprattutto, una nuova estetista.

mercoledì 15 dicembre 2010

QUESTIONARIO FACEBOOK

1 A tredici anni cosa volevi fare?

L'agente di Michael Jackson

2 Nel migliore dei mondi possibili dovrebbe essere abolita la parola?

Fondamentalmente e "mezzo" per indicare i 50 centesimi, es: un euro e mezzo..

3 Se la tua vita fosse un film quale sarebbe il tuo regista?

David Lynch

4 All'inferno ti obbligano a leggere sempre un libro: quale?

Uno qualsiasi di Bruno Vespa

5 Hai il potere assoluto per un giorno: la prima cosa che fai?

Cambio le regole e me ne attribuisco uno perpetuo

6 Una cosa che non hai mai capito della gente?

Perchè si ostini ottusamente ad appendere al balcone un babbo natale che sale la scaletta


7 Come ti immagini il paradiso?

Come un luogo in cui il vino non dà mal di testa il giorno dopo

8 La tua casa brucia: cosa salvi?

La borsa di Claudio Sanò, Pignolo e Pippa.

9 Il vero lusso è?

Vivere di rendita e scrivere libri

10 Ti rimangono 12 ore di vita: cosa fai?

La kamikaze a palazzo Grazioli

11 Un posto dove non sei mai stato e vorresti andare?

A Cuba

12 Una cosa che volevi e non hai avuto?

Un premio Strega

13 Se dico Italia qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Pizza, mafia, mandolino e Berlusconi?

14 La cosa a cui tengo di più?

Il mio culo ( in senso figurato e non)

15 Il mio maggior successo?

Quello che deve ancora arrivare

16 Di cosa ho paura?

Dell'incomprensione e della cellulite

17 Tre cose che amo?

Scrivere, mangiare e bere, i tacchi 12 cm.

18 Tre cose che odio?

Il cattivo gusto, l'opportunismo, le uova



giovedì 9 dicembre 2010

IL SETTO NASALE

Ci vengo ormai così di rado qua su, che mi sono quasi quasi scordata la password. Intanto dalla finestra minibalcone vista suore orsoline carmelitane stronze, ragazzini urlano come fossero porci scannati e appesi per le palle al gancio del macello. Mi chiedo a volte: ma cosa gli danno da mangiare a sti qua che hanno 6 anni e sono grossi come vacche da pascolo, che hanno il vocione roco del fumatore romano di borgata, che hanno 45 di piedi e ti mandano affanculo se solo intercetti il loro sguardo e se protesti ti spaccano il setto nasale con una testata?.
Quando ero piccola io, cazzo, ero piccola! E avevo tutte le cose piccole dei piccoli: la vocetta, le manine, la facciuccia, i dentini, i piedini, la farfallina e ci siamo capiti. Questi li incontri all'angolo nascosti dietro un cassonetto che vogliono venderti crack e anestetico per cavalli. Dice: "il mese scorso la mia bambina all'uscita dell'asilo ha subito una violenza sessuale", "mio dio, un pedofilo!", "ma no, è stato un suo coetaneo, per la verità era anche un filino più giovane".
Insomma, a vederli, i mostri dei nostri tempi, non ti verrebbe di riprodurti. Tutta quella fatica, la pancia, le gambe gonfie, il prolasso della vescica, la smisurata espansione delle tette, le smagliature, poi, come da suggerimento biblico, partorisci nel dolore e ti viene fuori questo alien che ti si attacca alla pelle per mesi e mesi fino a quando, non appena saprà pronunciare due parole in croce, ti manderà a cagare. Poi li vedi girare, i genitori succubi e depressi, con enormi monovolume, muniti di girelli e tricicli e passeggini e lavaculi e cazzi e mazzi, che poi quando devi scendere dall'auto, mettiti lì a tirar fuori tutto l'armamentario e gira che ti rigira, ci hai impiegato 40 minuti per poi, cosa aver risolto? che appena infili l'alien nel portaalien lui, tempo record di un nanosecondo, inizia a urlare. Allora, in genere, il primate quello più grosso, quello preposto alla difesa della prole, se l'accolla per tutto il pomeriggio, così quando a sera si ritirerà nella grotta, gli saranno andate in putrefazione braccia gambe e cassa toracica, per non parlare della lussazione all'osso lombosacrale.
Sarà che mi rode un po' il culo in questo periodo, ma ovunque vada non vedo che orrore. Ieri ero al centro commerciale che come è ovvio, non è che sia propriamente il posto migliore per aprire con se stessi una sentita riflessione sul senso intrinseco dell'estetica dell'essere, se mai quello che ho appena scritto significasse qualcosa.
Però vabbè, necessità. Ero al centro commerciale e succede come per magia, come fossi in un sogno contorto di quelli che ti fanno sudare e che vorresti svegliarti ma non ci riesci, di quei sogni che un freudiano interpreterebbe come in genere interpretano ogni cosa, scopare scopare scopare, ma che ovviamente non è così. Insomma, sono al centro commerciale e vedo questa tipa, che la cosa meno coatta che ha addosso è lo stivale bianco a punta con le frange countrie, che fuma. Cioè, fuma.
FUMA.
Sigaretta in bocca, cicche a terra e fuma nel bel mezzo del centro commerciale, tutto luci e vetrine, neonati e famiglie, adolescenti coi brufoli, gente vestita di arancione o blu elettrico o verde per la promozione della nuova bibita al latte di cetaceo o della crema per il viso di capocollo di suino, luogo asettico per antonomasia, in cui ogni due metri c'è un cartello grosso così che dice vietato fumare, e questa fuma.
A quel punto sarei dovuta andare da lei e ripagarla dello sdegno che mi aveva fatto provare. Una valanga di sdegno, una fraccata di sdegno, una quantità N al quadrato perenne di sdegno. Andare da lei e dire una cosa del tipo: ti hanno ibernata nel 2005 e ti sei scongelata solo ora, sei cieca e perciò non vedi i cartelli, non sai leggere o cosa? Ma poi lei mi avrebbe spaccato il setto nasale con una testata e io sarei finita in ospedale e allora mi sono fatta venire un mancamento e come Dante, sono uscita di scena facendo cmq la mia porca figura.

mercoledì 17 novembre 2010

EHHHHHHHHH?

M'è venuta una specie di otturazione cosmica occipitale che coinvolge tutta la parte superiore del cranio dal naso in su. Mi sento come se una cessa massaia chiatta della prova del cuoco, di nascosto, mi avesse sezionato il cranio orizzontalmente e l'avesse riempito di carne tritata, besciamella e pan grattato come si fa con il culo di uno stupido tacchino.
Ora, questa sorta di massa informe meglio definita come massa informe, mi preme sulla capacità di ragionare lucidamente.
Non che prima fossi campione mondiale di ragionamento lucido, però insomma, da qui a vagare rintronata come un'ameba ce ne passa. Intanto non faccio altro che produrre questo verso: ehhhh? non perchè non ci senta bene, sentire ci sento, ma proprio perchè la massa informe mi impedisce di afferrare al volo anche il più semplice dei concetti, questo fatto mi inquieta perchè ho come l'impressione di perdermi quelle scelte cruciali riguardanti la mia vita privata che fanno la differenza.
- Crudo o cotto?
- Ehhhhh?
- Il prosciutto, crudo o cotto?
- Ehhhh?
- Cru-do o cot-to
-Ehhhhh?
- Avanti un altro
Mi sento vulnerabile e socialmente catarifrangente. Vulnerabile perchè in queste condizioni chiunque potrebbe indurmi a fare cose che non oserei mai fare o che mai approverei nei momenti di massima efficienza cognitiva.
- Toccano a te i piatti
- Ehhhhhh?
- Devi lavare i piatti
- Ma non li ho lavati anche ieri?
- ... devi far qualcosa per questo brutto raffreddore.. intanto tieni questi..
- Che sono?
- Un rimedio omeopatico per la congestione delle vie respiratorie
- Sembrano...
- Si, sembrano ma non sono, sono un rimedio omeopatico.
- ...
- Li infili nelle mani, apri il rubinetto e cominci a insaponare.
- ....
- Sono impermeabili
- ....
- Sono gialli, ma se preferisci ce n'è un altro paio verde..fati tu

Catarifrangente perchè quando hai il raffreddore la gente ti evita e non è che lo faccia subdolamente come è più portata ad agire in genere, ma il suo disprezzo, misto a terrore per un ipotetico contagio, te lo manifesta apertamente.
- Ma cos'hai?
- Ehhhhhh?
- Sei raffreddata?
- Ehhhh?
- Stammi lontana
- Ti avevo portato un caffè
- Non fare un passo di più, sono armato
- ....
- L'agente Morgan ha appena chiamato i rinforzi, poggia a terra il caffè con calma e allontanati a mani alzate
- ....

Poi ho questa voce, del tipo che dal momento che respiro con la bocca, giustamente parlo con il naso. Ho un tono talmente nasale ma talmente nasale che il presidente dell'associazione piemontesi a Roma mi ha chiamato per propormi di diventare socio onorario.
E io ovviamente ho risposto: Ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh?

mercoledì 10 novembre 2010

ODISSEA ITALIANA



L'italia nel ruolo di "Itaca".
Berlusconi e il suo governo nel ruolo di "I Proci".
Bersani e il PD nel ruolo di "Telemaco".
Penelope nel ruolo di "Fini".
Nichi Vendola nel ruolo di "Ulisse".
Rosi Bindi nel ruolo di "Atena"
Libro primo:
sintesi
Atena va da Telemaco a dirgli:
- Aò, a Bambalotto, datte na svegliata, qua se stanno a magnà tutto.
Telemaco prende allora coraggio e decide di affrontare in parlamento i Proci usurpatori.

Libro secondo:

Il mio padre io perdei! Che dico il mio?
Popol d’Itaca, il nostro: a tutti padre,
Più assai che re, si dimostrava Ulisse.
E a questa piaga, ohimè l’altra s’arroge,
Che ogni sostanza mi si sperde, e tutta
Spiantasi dal suo fondo a me la casa.
Noioso assedio alla ritrosa madre
Poser de’ primi tra gli Achivi i figli.

L’intero dì nel mio palagio in vece
Banchettan lautamente, e il fior del gregge
Struggendo e dell’armento, e le ricolme
Della miglior vendemmia urne votando,
Vivon di me: né v’ha un secondo Ulisse,
Che sgombrar d’infra noi vaglia tal peste.
Io da tanto non son, né uguale all’opra
In me non si trova esperïenza e forza.
Oh così le avess’io, com’io le bramo!
Poscia che il lor peccar varca ogni segno.
E, che più m’ange, con infamia io pero.
Deh s’accenda in voi pur nobil dispetto;
Temete il biasmo delle genti intorno;
Degl’immortali dèi, non forse cada
Delle colpe de’ proci in voi la pena,
L’ira temete. Per l’Olimpio Giove,
Per Temi, che i consigli assembra e scioglie,
Costoro, amici, d’aizzarmi contro
Restate, e me lasciate a quello in preda
Cordoglio sol, che il genitor mi reca.

Che arroganti rivali ad opre ingiuste
Trascorran ciechi della mente, io taccio.
Svelgono, è ver, sin dalle sue radici,
La casa di quel Grande, a cui disdetto
Sperano il ritornar, ma in rischio almeno
Porgon la vita. Ben con voi m’adiro,
Con voi, che muti ed infingardi e vili
Vi state lì, né d’un sol moto il vostro
Signore ìnclito aitate. Ohimé! dai pochi
Restano i molti soverchiati e vinti".

A conclusione del discorso di Telemaco, i Proci vili infingardi approfittatori, si fanno una gran risata e continuano a mangiare a sfondo e a bere a gargarozzo. Il leader della coalizione si intrattiene con quattro ancelle minorenni.

Telemaco disperato, prende la via del mare con la speranza di aver notizie di suo padre, Ulisse.
Penelope, va a coricarsi sul freddo talamo mentre intanto indugia sul da farsi.
Disfa la tela per ritesserla il giorno dopo.

Continua...ovviamente

sabato 30 ottobre 2010

Auguri e figlie mignotte


Di questi tempi avere una figlia minorenne è davvero una gran fortuna.
A questo punto ci starebbe benissimo un lodo jus primae noctis, una specie di carta che le famiglie indigenti di operai, insegnanti, precari in vari settori e cassaintegrati, potrebbero giocarsi come alternativa all'assegno di disoccupazione o alla pensione o a un contratto di lavoro decente.
Io do al sovrano una minorenne mediamente bona, lui dà a me 80mila euro.
Più la minorenne è bona, più la famiglia sorride..
Immaginatevi che cambiamento in fatto di incremento delle nascite e che sorta di rivoluzione valoriale e di costume!
Tutti comincerebbero a riprodursi a 14 anni in modo da poter avere pronte sfornate procaci minorenni al momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Cadrebbe in disuso il detto: auguri e figli maschi, nessuno si preoccuperebbe più dei mutui, delle rate per l'armadio a sedici ante, delle vacanze a smozzica e bocconi, non tutti, certo, diciamo quelli in grado di produrre figlie minorenni bone in linea con il discorso sulla meritocrazia del ministro per la pubblica amministrazione.
Potrebbero venir istituite delle graduatorie che tengano in considerazione criteri di idoneità quali il livello o grado di bonaggine, reddito e numero di componenti del nucleo familiare, età anagrafica e una certa innata propensione alla puttanizia.
Tutto pulito, tutto istituzionalizzato, tutto burocratizzato.
Si compilerebbe e invierebbe l'apposito modello 69 scaricabile dal sito del ministero del bunga bunga il cui ministro, Pamela Anderson, controllerebbe personalmente la validità delle domande pervenute.
A parità di punteggio e di età anagrafica verrebbero istituiti dei concorsi pubblici: tre prove, due orali e una anale.
Crepè potrebbe scrivere dei manuali di riferimento per la preparazione delle aspiranti concorsiste: Teoria e tecnica della fellatio; Metodologia applicata dei pertugi vol.1, 2 e 3; Lo zen e l'arte della manutenzione della figa; Metàfisica: quella dalla cinta in giù vol.1 e 2; Metàfisica: quella dalla cinta in su vol.1 e 2.
Verrebbero istituite poi delle scuole speciali, dei licei per le signorine interessate ad approfondire le tecniche amatorie degli antichi romani e greci e degli istituti professionali che avvierebbero, subito dopo il diploma, al mondo del lavoro sulla tangenziale.
Gli insegnanti verrebbero direttamente reclutati sui set dei film porno, la selezione sarebbe spietata, anche in quel caso a parità di punteggio conterebbero gli anni di esperienza nel settore, almeno 10 e l'essere corredati di tette e pene in un'unica soluzione.
Si potrebbero poi lanciare dei bei format per la RAI, televisione di stato, degli avvincenti reality, in cui le concorrenti si contendono il lettone di Putin, mi viene in mente qualche titolo: Il grande fratello del premier; L'isola delle formose; La fattoria di Palazzo Grazioli ecc ecc, ma di certo i nostri autori televisivi, gente illuminata, creativa e geniale, saprebbero di certo pensarne di migliori...
Che mondo fantastico.
Considerando che l'INPS non permette la simulazione delle pensioni ai parasubordinati come me per evitare sommovimenti sociali, sarebbe forse il caso che cominciassi a preoccuparmi seriamente per il mio futuro.
Vado a procreare allora, e che sia femmina e mignotta!!!!

venerdì 22 ottobre 2010

IL CONFLITTO GENERAZIONALE

Se si è disoccupati, non ci si accorge, nel concreto, dell'esistenza del conflitto generazionale.
Quando sei uno studente, uno sfancazzista, una mantenuta (la cui principale fonte di reddito è- per giunta- il vecchio con cui si scopa), un perdigiorno/tempo/spazio, eccetera eccetera, non non ti accorgi del conflitto generazionale, in altre parole di quanto sono stronzi i vecchi.
Che poi dice che dire vecchi è brutto, fuori luogo.
Va bene. Chiamiamoli anziani, prepensionati, uomini e donne con molta esperienza, esseri umani di mezza età, insomma chiamiamoli come minchia vi pare ( io li chiamo vecchi), rimane il fatto che tra un giovane e uno così ci passano almeno 35 anni di differenza e 35 anni sono un mondo con tutte le sue ere geologiche, un mondo che per altro ha fatto il suo tempo, è bello che andato, della serie molla, io uso il computer e tu le pergamene, come la mettiamo? per esempio..
Ora, il fatto che si sia vissuto di più nel senso di più a lungo non è di per sinonimo di migliore, di qualitativamente migliore, intendo.
Pensate a Priebke.
A chi verrebbe in mente di dire: ah, sai, lui si, lui è saggio, ha 190 anni, lui si che ha capito qual è il senso della vita, vai figliolo, va da lui, che hai molto da imparare...

Ora, il conflitto generazionale, ( pensate a totem e tabù di Freud- tralasciando per un secondo il complesso d'Edipo, per favore) è quanto di più potenzialmente cruento ci possa essere a livello di pulsioni umane; pensateci. Il rispetto per i vecchi, i sentimenti di benevolenza, il senso di accudimento e protezione, l'ammirazione per una vita vissuta quasi per intero... ci diciamo, dai, chissà quante ne ha viste, chissà quanto posso imparare da uno che galoppa da 90 anni..
Cosa sono questi atteggiamenti? nient'altro che palliativi sociali sotto forma di norme incoscie dettate dalla collettività per impedire che un giovane accoppi un vecchio a randellate.
Ora vi chiederete: perché mai un giovane dovrebbe prendere a randellate un vecchio? randellate in senso lato e non?
Perché? perché i vecchi sono saccenti, cocciuti, granitici. Perché i vecchi, anche quando dicono cazzate, non li schiodi nemmeno con le bombe, dalle loro cementificate posizioni.
Perché i vecchi hanno sempre ragione loro, secondo loro, perché secondo loro tu non capisci un cazzo e non perché abbiano ascoltato il senso del tuo ragionamento, ma semplicemente perché sei giovane.

Aprioristicamente sbagli perché sei giovane.
Aprioristicamente non conti un cazzo perché sei giovane. E le cose non le sai fare.

- Scusa vecchio, dovremmo chiudere la manopola del gas
- Ah, anch'io ero come te all'età tua, così pieno di energie non canalizzate
- Potremmo, ti prego, aprire una finestra?
- Sei giovane, hai ancora tanto da imparare
- D'accordo, ma almeno non accendere la luce
- Eh eh eh eh, come si vede che ti manca l'esperienza!

Poi salti in aria e vaffanculo.

Insomma, il senso è questo, la solfa dell'esperienza che gira e rigira te la cacciano sempre. L'esperienza di qua, l'esperienza di là, il concetto, abbastanza soffocante aggiungerei, raggiunge livelli da istinto omicida, se ci si proietta in un ambiente lavorativo.

- Il ragazzino piange
- Vedrai che darà i suoi frutti
- Lo stai frustando
- Le punizioni corporali fortificano lo spirito
- Come può risolvere un problema algebrico mentre lo frusti?
- Ah, sei giovane, come si vede che ti manca l'esperienza.
- Non respira più, è morto..
- Anch'io all'età tua saltavo subito a conclusioni sbagliate..ti manca l'esperienza..

Ora, prima di chiudere questo questo sfogo con pretese universal-filosofiche, vorrei aggiungere, per tutti i neoassunti, i neofiti, quelli che sono nuovi dell'ambiente, quelli che sono appena arrivati e insomma, ci siamo capiti, vorrei ribadire, per tutti coloro che si sentono ripetere fino alla sfiancamento questa cazzata dell'esperienza, vorrei dire loro che, nell'economia di un lavoro ben fatto l'esperienza conta il 2%, che se metti un ingegnere neolaureato a fare un ponte, stai sicuro che il ponte te lo fa, se ci metti un geometra che lavora da 45 anni, è probabile che il ponte te lo faccia lo stesso, ma io eviterei di passarci sopra e anche sotto.
Quello che voglio dire è che l'esperienza sono bravi tutti a farsela, basta che il tempo passi e che ci si ritrovi a fare lo stesso mestiere per 50 anni.
Quello che conta è ovviamente la preparazione, ossia la formazione. La formazione continua, perché il mondo è plastico e si muove e le teorie cambiano e i metodi pure e nuovi argomenti vengono fuori perché oltre a essere plastico il mondo è anche un affare complesso, di una complessità tale che non basta essere allenati a fare grazie al fatto che l'abitudinarietà ti ha incollato a un ruolo su cui non ti aggiorni dal 1956.

Perciò, carissimi, non voglio certo autorizzarvi a spaccare a randellate la mandibola del vecchio che la prossima volta vi caccerà la storia dell'esperienza, ma mandarlo a fare in culo si.
Almeno quello!

venerdì 8 ottobre 2010

WAKA WAKA MINZOLINI TOGLITI DAI COGLIONI

Guarda

mercoledì 6 ottobre 2010

de falsa iuventute

Il blog è morto.
Certo è possibile, se è morto dio può morire pure un blog, ma non è così, non temete.
Sono io che sono morta. Cerebralmente. Un poco. A parte il gatto nero, che quello ormai è diventato un'abitudine...quando non mi attraversa davanti ormai mi preoccupo. Poi insomma, vorrei sapere fino a quando la gente mi tratterà da giovincella. Cioè, qual è l'età media in cui uno smette di essere giòvane e diventa adulto. Certo, è tutto relativo, dipende da molte cose, ora per esempio io ho 31 anni e ciononostante sono una figa da paura ( la sensazione è quella, si, soprattutto la paura), sono minima, sembro un'adolescente, ho i capelli da folle e certo non mi vesto come una cartapecora. Questo aiuta a confondere le carte e la gente, in genere, mi dà 21 anni o al massimo 24.
C'è poi da riflettere sull'ambiente di lavoro, l'età media dei miei coleghi oscilla tra i 58 e i 123. Questo dato devo dire, influisce non poco sulla percezione di una certa pischelleria, o pischellaggio o pischellume cronico che apparentemente sembro manifestare.
Ora, a ben guardare, non è che mi dispiaccia più di tanto sembrare giovanissima anche se non lo sono. Che importanza ha essere giovani se basta sembrarlo?
Non fa una piega.
E poi, diciamola tutta, io sono infantile nell'animo.
Faccio i dispetti e le ripicche. Faccio i capricci e ho pensieri futili del tipo " e se quell'uomo seduto accanto al nostro tavolo all'improvviso esplodesse?.
Rido se qualcuno cade.
Rido se qualcuno dice culo. ( voi non potete saperlo, ma rido anche adesso mentre lo scrivo, culo).
Sono campionessa di sgambetto o, alla ciociara, di cianghetta.
Mangio pop corn, patatine fritte e d'estate anche il calippo nonostante alla mia età sia equivoco e anche un pò porco.
Mi piacciono le All Star e i jeans neri a sigarettissima che portano gli emo.
Ogni tanto mi torna la voglia e mi infilo nei lobi i pearsing che avevo nella lingua e sul sopracciglio.
Sono niente saggia.
Sono irascibile e rissosa.
Sono diplomatica quanto una iena.
Non ho ben chiaro il senso del limite.
Sono troppo presuntuosa, ma talmente presuntuosa che a volte mi faccio imbarazzo da sola.
Sono indisponente come una ragazzina viziata.
Sono una ragazzina viziata.
Spendo soldi a fraccate senza piani nè prospettive.
E in ultimo, per 5 giorni al mese porto anche il pannolino.

Vostra babybarf.

sabato 25 settembre 2010

IODIO



Odio
l'espressione mezzo euro, gli stuzzicadenti, la gente che dice bella mia, i giovanotti e le giovincelle, le unghie con le applicazioni colorate tipo cozza sullo scoglio, le donne volgari, il PDL, le ministre troie da calendario, le brutte figure, le ostriche e le alici, le ali di pollo fritte, potrei anche vomitare, quelli che si definiscono fidanzati, i pomicioni sulle panchine, le bambine vestite di rosa, le bambine con minuscoli bambolotti in braccio, le bambine che spingono minuscoli passeggini per i loro minuscoli bambolotti, quelli che dicono: ma perché bevi il caffè amaro? è già tanto amara la vita, la banalità, i liceali che copiano le versioni di latino e di greco su internet, la solitudine dei numeri primi, Moccia e i Vanzina, Maurizio Costanzo e quella cessa di sua moglie, la musica leggera italiana, le boy band italiane, le boy band, i vari Marco, Giulio Tizio e Caio usciti dai vari talent show o reality italiani, il romanesco usato come prima lingua e lingua ufficiale, la lega, i leghisti, i peli di gatto, i peli incarniti, i peli in generale, il cattivo gusto, le meches, le donne grasse con le gonne corte e le camicie attillate, gli stivali estivi, l'ipocrisia, l'incompetenza, l'inappetenza e le donne sempre a dieta, i lumaconi, quelli che non riescono a dirti che gli piaci, i vigliacchi, gli astemi, quelli che: la carne cruda no, il pesce crudo nemmeno, quelli che mangiano sulla metro, quelli che in tram non lasciano il posto agli anziani, gli anziani che non se vanno in pensione, il sudore, gli oggetti piccoli e sferici, l'oro giallo, quelli che dicono radical chic e non sanno cosa voglia dire, quelli che leggono Vespa, gli elettori di Berlusconi, Berlusconi e i suoi giornali, Berlusconi e i suoi cani, il populismo, l'invidia, D'Alema, le amicizie interessate, la gente che si lamenta, i catastrofisti, le rose senza spine, la pignoleria, l'oculatezza, la tirchieria, la saggezza, i preti, LE MONACHE, le cacche di cane sul marciapiede, i cani di grossa taglia senza guinzaglio, la provincia, la pioggia e l'umidità, il nord Europa in agosto, l'inglese, la povertà linguistica dell'inglese, il fatto che non riesca a imparare l'inglese, la gente che dice easy, cheap e assolutamente si, la morbosità, i profili bassi, i bambini a teatro, il festival di san Remo, Carla Bruni e le persone asfissianti, gli appiccicosi, quelli che dicono: che se ne andassero a casa loro e poi hanno la badante romena, la donna delle pulizie ucraina, l'amante polacca e vanno a puttane nigeriane, quelli che dicono ci rubano il lavoro, quelli che i rom sono tutti ladri, il papa e la chiesa cattolica, gli omofobi, quelli che i gay vanno curati, le scarpe a punta, le ascelle non depilate, le schiene con i brufoli, il rossetto non rosso, le labbra rifatte, la gente che mi definisce alternativa e io che rispondo: alternativa a cosa, gli uomini che non si arrendono alla calvizie, gli uomini con le camicie a maniche corte, la montatura d'occhiali enorme e quadrata da mongoloide, il tifoso accanito, i cibi light, la birra analcolica, quelli che nella vita non ci provano, i logorroici, il narcisismo esasperato, i congiuntivi sbagliati, quelli mi mandano in bestia, i denti mancanti, il mal di denti, le brutte metafore nella narrativa, le donne che piangono di fronte a uomini che le umiliano, i film in mandarino che vincono il festival di Locarno, Sofia Coppola e le persone sopravvalutate, il proverbio chi troppo vuole nulla stringe, i proverbi in generale, la carne carbonizzata che fa mia madre.. .

Continua...

lunedì 20 settembre 2010

☁☂☠☤☹

Tipo la superstizione.
Io non ci credo. Poco.
Stamattina cammino cammino e a un certo punto del tragitto, sempre quello, uguale uguale sputato ogni giorno della mia vita dal lunedì al venerdì da due anni a questa parte, chi ti vedo? un gatto nero.
Che attraversa.
Bene, dico, la vita mi sorride.
Con i denti marci.
Mi fermo per una manciata di secondi sperando che qualcuno dietro di me arrivi fischiettando a beccarsi la iella che al momento è ancora lì, nell'aria, in cerca dello sfigato di turno mentre intanto gira in tondo come nel più classico dei casi che commemora il cetriolo in cerca del culo dell'ortolano.
Ovviamente non passa nessuno. E ovviamente sono in ritardo perciò, tornare indietro e prendere il giro lungo, neanche a parlarne.
Bene, dico, la vita mi sorride.
Con i denti marci e pochi.
Prendo coraggio e in apnea scaramantica abbozzo un accenno di passo ma come in un film dell'orrore, il gatto rispunta da sotto una macchina e attraversa di nuovo.
E due.
Mi piego dal dolore.
E poi di nuovo.
Tre.
Comincio a schiaffeggiarmi.
E di nuovo.
Quattro.
La mazzata finale, vomito pappe verdi come la bambina dell'esorcista.
Sconcertata, prostrata, avvilita, disumanizzata, in posizione penitente, in ginocchio, camminando sui talloni, strisciando come un'amorfa forma di vita preistorica, masticando pezzi di vetro, tagliuzzandomi le ascelle con forcine per capelli, attraverso il passo della sfiga universalcosmicainterplanetaria che ho davanti.

Ora io voglio dire, a tutti quelli che mi hanno voluto bene, voglio dire che insomma, credo che per me sia arrivata la fine, che non ci sia più niente da fare. La sfiga ci si è messa d'impegno, ha voluto essere esplicita, forse nutre poca fiducia nelle mie capacità di comprendonio tanto che se a una non ci arrivi, te ne mando quattro, così siamo sicuri, non ci sono equivoci.
Diciamo pure che ha voluto eliminare ogni dubbio interpretativo circa ciò che il destino mi riserba, probabilmente, dopo un avvertimento così incisivo non arriverò a domani, forse morirò all'istante, forse sono già morta e la tastiera va da se.
Insomma, tutto può essere.
Il gatto nero aveva un collare rosso, lo dico così, per pura curiosità, senza pretese, magari ha un significato particolare nell'interpretazione della cabala, tipo morte violenta con il massimo della sofferenza fisica, per esempio.
Certo, potrebbe anche darsi che quando il gatto nero passa e ripassa sulla scia di sfiga lasciata sull'asfalto, questa si neutralizzi, perciò due per due 4, una sfiga lava l'altra, al posto mio muoiono i 33 trentini e chi s'è visto s'è visto.
Potrebbe funzionare secondo lo stesso principio della doppia negazione in latino.
Oppure, come è probabile che sia, potrei da un momento all'altro beccare un vaso di gerani in testa, tra l'osso occipitale e quell'altro e vaffanculo.
Chi lo sa.
Trattandosi perciò, evidentemente, palesemente, significativamente di un segno funesto al cubo al quadrato, secondo la formula matematica così di seguito riassumibile:

{[(∜2²×☁2³≠¼`)÷gatto<∫>sfiga±2+2+2]¿σϒ}= ✞☠✞

faccio testamento. Segue dettagliatissimo elenco di beni materiali e morali e delle persone a cui essi sono destinati:

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P.S l'elenco è in Braille

sabato 18 settembre 2010

IL POST(O) DELLE OCCHIAIE

Questa mattina ho certe occhiaie che neanche la fossa oceanica.
Sembrano buchi neri dentro cui tutto finisce e infatti non trovo più niente e mi innervosisco e poi il gatto si è fatto le unghie sul divano nuovo e lui però, bastardo, è sempre qui e per farlo sparire non bastano i buchi neri. Dovresti lanciargli una crocchetta dal balcone forse, anche se poi non è nemmeno sicuro che ci vada appresso, è probabile, ma non è sicuro.
Questa mattina mi rode il culo perché questa città è un quartiere nel quartiere e quando soffro d'asma e non respiro bene mi sento particolarmente asfittica e questa dimensione paesana da sabato del villaggio peggiora la situazione e mi rende cianotica e odio quelle facce, le facce di sempre che ti salutano e ti fermano e ti chiacchierano mentre vorrei rotolarmi nell'anonimato, essere sola, nascosta tra gli altri, invisibile, vorrei scomparire continuando a stare in mezzo al mondo che non si cura di me mentre io non mi curo di lui.
Mentre io non mi curo di lui.
E poi questa mattina piove e c'è una cappa che mi preme sul cervello e mi fa pulsare le occhiaie che si espandono e espandono mangiando ettari di superficie epidermica e mi arrivano ormai giù fino al mento perché le guance se le sono già mangiate e così pure il naso e le labbra e anche se urlo nessuno può sentirmi perché non ho più voce ma solo enormi fosse grigie e tumefatte a dire di me cose che non sono vere, a dire che ieri notte ho fatto l'alba e ho straviziato con per tra fra tutto e di più, falso, perché in realtà ho solo visto un film mediocre e fatto due chiacchiere in piazza a san Lorenzo.
E in questa mattina di pesantezza cosmica che mi schiaccia le tempie e mi attappa le narici e mi ottura i pori e mi fa spruzzare ventolìn per ravviare i polmoni come si fa con una vecchia auto sfatta dal chilometraggio di anni e anni e anni di vecchie glorie.
E in questa mattina di pesantezze cosmiche penso al cinismo e al fatto che , si, il cinismo aiuta. E penso alla razionalità e al fatto che si, la razionalità aiuta. E all'ironia e al fatto che, si, anche l'ironia aiuta, disumanizza, alleggerisce, sdrammatizza. Sdrammatizza le brutture della vita e alleggerisce il carico di sensibilità verso le cose che ci sembrano atroci e disumanizza perché ti porta a scherzare con tutto e anche se sembra funzionare, non sempre funziona.
A volte fallisce e allora inizio a ridere, di una risata isterica che ridere è sempre meglio che piangere. Non si può piangere a lavoro, non è professionale, ridere si, ridere fa di te una persona gioviale, anche se non c'è un cazzo da ridere, anche se quel riso è un grumo di vomito che ti risale come una morsa dalla bocca dello stomaco e si ferma in gola, dove diventa riso, e ridi, ridi, evviva Aristotele, che sempre sia lodato Aristotele, perché il riso è vero che ha la forza di renderti invulnerabile, di fare di te una corazza e di avvolgere il mondo con un manto sublime di superiorità morale; io sono buona e giusta. Io non sbaglio mai, io sbaglio poco. Io sono arrogante e la mia presunzione è un'arma, io ho paura di fare cazzate ma non ne farò perché sono presuntuosa e arrogante e buona e giusta e ideologicamente pura e libera e tutto quel che tocco deve trasformarsi in oro. Perché continuerò a ridere, anche se ho a che fare con una buccia d'essere umano tutto il tempo e mi inventerò il mondo perché quell'essere sia un po' meno buccia e farò i salti mortali perché sia un po' meno buccia, perché io rido e le lacrime le lascio alle madonne.

martedì 14 settembre 2010

PREMI DI GATTO

Per insindacabile giudizio la Magnifica giuria Proclama vincitori ex aequo del concorso internazionale scrivi un post per me: Famohpsse, DiamondDog e Misentosservato.
Il primo premio consiste in Gianfilippadisavoia, pertanto la Magnifica giuria invita i vincitori aventi diritto al ritiro del premio, a segnalare tempestivamente tramite e mail, raccomandata con ricevuta di ritorno o piccione viaggiatore, la sezione di gatto preferita.
Disponibili su catalogo:

  • testa
  • zampe anteriori più porzione di busto più collo
  • zampe posteriori più porzione di busto più coda.
Qualora giungessero richieste per le medesime frazioni di gatto, per l'assegnazione delle stesse si farà riferimento alla tempestività dell'email, al timbro postale ovvero all'efficienza aerodinamica del piccione viaggiatore.

La Magnifica giuria.

lunedì 6 settembre 2010

CONCORSO INTERNAZIONALE SCRIVI UN POST PER ME CHE NON ME NE TIENE

Il concorso internazionale SCRIVI UN POST PER ME CHE NON ME NE TIENE prevede la partecipazione gratuita e volontaria di quanti vogliano scrivere un post per me.
I migliori post a imitazione della sottoscritta verranno pubblicati su questo sito;
il terzo classificato vincerà euro 3, iva inclusa, più la stampa del proprio post autografata dall'amministratore di questo blog;
il secondo classificato vincerà una fornitura completa di Amoxicilina e Acido Clavulanico, più un fazzoletto bianco con su stampate le labbra fatte di rossetto dell'amministratore di questo blog;
il primo classificato vincerà Gianfilippa di Savoia corredata di tutto il necessario alla sua sopravvivenza più un dettagliatissimo libretto delle istruzioni scritto di tutto pugno dall'amministatore di questo blog.

Il giudizio della magnifica giuria è insindacabile.

sabato 28 agosto 2010

FENOMENO DI COSTUME

Ieri notte ero su Mtv e mi azzuppavo certi video pallosissimi di rapper americani, che io proprio l'hip hop non ce la faccio, mi fa stare male, a livello intestinale. Cmq a un certo punto, mandano il video di sti ragazzetti qua, come vedete sono coloratissimi, tipo emo, tio anni 80, tipo blu vertigo, tipo il tizio con i capelli blu di velvet goldmine ( il film) che poi ricordano anche il cantante dei green day e dei placebo oltre che un pò anche il divino David Bowie, tipo pop poppissimo, tipo Alberto Camerini rock n roll robot, praticamente sono una manicata di roba rimpastata a dovere da un buon discografico e le ragazzine impazziscono.
E ho pensato, madonna santissima. Ho pensato. Certo che la musica degli adolescenti è veramente una merda, ho pensato.
Poi ho controllato su wiki e ho scoperto che il tipo in questione, quello del gruppo pappadiroba ha 28 anni, due meno di me ( tre, va..) e alla faccia degli adolescenti.
E allora mi sono intristita.
Ecco.
farfacostumesocietà.

domenica 22 agosto 2010

LA PROVINCIA AVVILENTE

Passiamo tutta la vita a leggere idee grandiose, scrittori illustri, storie eccezionali.

Ci illudiamo di essere cresciuti.
Ci guardiamo indietro e pensiamo a come eravamo da piccoli, al liceo, in quel piccolo mostruoso posto di provincia e tiriamo un sospiro di sollievo perché abbiamo chiara la sensazione di essercela cavata.
Di avercela fatta a scappare, a salvarci.

E' chiaro a molti che non sono nata a Roma, ma in un piccolo paese inculato nella provincia remota al centro del Lazio, dove piove sempre e fa freddo e ci sono le montagne ma non troppo vicine da potersene almeno beare.

In cui le persone hanno teste concave e vuote o piene di cazzate.
Che poi è uguale.
In cui sei, esisti in relazione alla tua famiglia d'origine, il metro di misura è tuo padre e quel che fa, tua madre e quali circoli frequenta, tuo nonno, se da lui ha avuto inizio la tua fortuna. La tua casa, quante stanze ha, se ha la piscina, la donna delle pulizie, se è romena o figlia di ex contadini delle campagne, l'auto, quante ne hai, se c'è quella del papà, quella grossa e quella della mamma, quella più piccola, la city car, per fare la spesa e andare in chiesa e far visita alle amiche o andare dal parrucchiere tutte le settimane a farsi fare la tinta dello stesso colore di tutte le donne del posto e la messa in piega dello stesso verso di tutte le donne del posto.

Il primo giorno di scuola, al ginnasio, il professore di lettere ci mise a giro e a ognuno di noi, adolescenti puzzoni e intimoriti, chiese: che lavoro fa tuo padre? e tua madre?
E io, come tutti, risposi e non mi sembrò allora tanto strano come mi pare adesso. In fondo mio padre non è mai stato un mafioso né mia madre una zoccola, perciò non avevo niente di cui vergognarmi. Ero piccola e troppo poco incazzata ancora per poter dire a quell'uomo, insegnante di latino e di greco, ( per carità, gran brava persona e bravo insegnante): ma che cazzo di domanda è? ma che cazzo te ne fotte? e soprattutto: ma che cazzo c'entra questo con Cicerone e con Senofonte e vaffanculo, io mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

E in questo liceo c'erano figli di chirurghi e di cardiologi, figli di industriali ammanicati e pregiudicati, figli di notai, di banchieri, di, non so, robe così, da corporazioni delle arti e dei mestieri del XII secolo, e così è tutt'ora, e come nel medioevo quei figli liceali, ingessati a ricoprire un ruolo immobilista, avrebbero, con i loro studi futuri, tutelato le attività degli appartenenti ad una stessa casta professionale.
Via, sparati a prendere la laurea, col guinzaglio corto, recuperato non appena fosse giunto il momento, messi nell'aziendina di papà, nella clinica di papà, nello studio di papà, a vivere la vita che ha vissuto papà pronti a produrre figli che vivranno la stessa vita di tutti i loro padri, pronti a sposare la fidanzatina vergine del liceo, vestita sobria, la tendenza è il nero, con le sue scarpe griffate ma sobrie, le sue gonnelle da 500 euro che il mio sarto romeno te le fa uguali a 30, i capelli ben pettinati e scuri, che man mano che passano gli anni si accorciano e prendono quella piega oscena delle loro madri . E lo stesso colore tendente al castano chiaro, in alcuni casi biondo opaco ed è ovvio, perché il parrucchiere è lo stesso e anche lui rimarrà lì, come una colonna dorica, secula seculorum, tramandando ai figli e ai figli dei figli che avranno studiato moda e design a Milano, l'arte della messa in piega.
E i pargoli, con nomi strani, quei nomi che i provinciali danno ai nuovi nati o ai cani, perché pare figo, è un tratto distintivo, quasi a dire: io sto vivendo la vita di mio padre che è stata quella di mio nonno, ma mio figlio, cazzo, lui si chiama Falco o Iceberg o Lux!

E le mogli che si fanno il segno della croce a Natale nella cattedrale dove confessano peccati a metà e sfoggiano abiti comprati apposta, l'abito della festa e anche se tutto ciò fa molto sabato del villaggio, loro si sentono bene lo stesso, nutrendosi di pettegolezzi e malignità e di ipocrisia che fa sempre buona creanza.

E poi, corna a non finire.

Tutto questo per dire che le società chiuse sono il male del mondo, che l'Italia è un posto orribile in cui lo status quo si perpetua da sempre perché non esiste un'alternativa, in cui vincerà sempre la destra o se vogliamo, la destra di Berlusconi, e anche se la città ti dà l'impressione di avercela fatta, di poter respirare finalmente, anche se sembra toglierti di dosso la sensazione d'asfissia a cui la provincia ti ha costretto fino ai 18 anni, è pura illusione. Ottica, acustica, ideologica. E se davvero Bersani verrà a fare la sua campagna porta a porta, giuro che lo spetto a braccia aperte e con una mazza da baseball in mano.

sabato 21 agosto 2010

mercoledì 11 agosto 2010

A VOLTE SI VIVE MALE

A volte si vive male per delle questioni mal poste o mal capite o mal messe o mal digerite o mal affrontate o mal gestite o mal governate o mal intenzionate o Mal, furia il cavallo del west che beve solo caffè..

lunedì 9 agosto 2010

IL POSACENERE DA TASCA

Allora eccoci a casa.
Avrete notato, carissimi amici, oh voi, gente normale, la novità della moderazione dei commenti.
Per un po' credo proprio che l'andazzo rimarrà questo, perciò abbiate pazienza.
Non c'è bisogno di spiegare altro, un po' perché voi, nella vostra sconfinata intelligenza, avrete già capito tutto, un po' perché queste parole sono troppe e l'argomento, veramente, non merita neanche uno sputo.
Che dire, sono nera come un tizzone. Le piante sono sopravvissute, il basilico sembra un albero di caucciù e domani si trasformerà in pesto.
Il gatto, questa sera lo recupero.
Caldo, non ne fa nemmeno più di tanto.
La città è semideserta, non si sentono più neppure i bambini delle suore, li avranno già bolliti o fatti al forno coll'alloro.
Mi è scoppiato il pollice verde, almeno nelle intenzioni.
Da che sono arrivate ste due piante tropicali, superato l'iniziale momento di diffidenza durante il quale ci tenevamo d'occhio vicendevolmente scambiandoci cordiali saluti, ma sempre a una certa distanza, ora ho deciso che diventerò un'esperta di vivai.
Ieri sera gli ho sparato endovena due siringhe di vitamine. Le nutro a fondi caffè e avanzi di cibo e a giudicare dalla sigaretta che mi chiedono dopo, sembrano soddisfatte.
Inoltre ho scoperto questo oggetto di culto che ogni uomo (e donna) sulla faccia della terra dovrebbe possedere, è un posacenere da tasca o da passeggio o da borsetta, mettetela come vi pare, risolve il problema della ciccaggio selvaggio e del mozzicone sverso in strada in spiaggia sullo scoglio ecc..
Certo si può vivere benissimo senza, anche senza un braccio si può vivere benissimo, ma che c'entra, con è meglio..

mercoledì 4 agosto 2010

HO VISTO COSE CHE VOI UMANI...

Che poi in Sicilia ogni due per tre dicono Gioia Mia.
Gioia Mia, hai visto che tempo?
Gioia Mia, mi passi il sale?
E' un intercalare.
Vorrei avere rapporti anali con un cefalo, Gioa Mia, che ne dici, Gioia Mia?
Gioia Mia, potrei seppellirti vivo dopo averti scuoiato e cosparso di sale, Gioa Mia...
Insomma, così.
Per ora sono a Levanzo, qui.
Quello che mi aspetta stasera sono quintalate di cous cous, cucinato alla santa maniera degli specialisti del cous cous.
Sora Nina ha iniziato alle sei del mattino immagino, fraccate di pesce dalle facce più buffe e disparate, invertebrati di vario tipo, corstaceetti che chi più ne ha più ne metta, brodaglia succulenta che solo a sentirne l'odore ti squagli e rimpiangi di non esserti reincarnato cane. ( per i meno perspicaci: cane=olfatto supersviluppato).
Ma non è tutto, anzi, non è niente.
Perchè poi il pezzo forte, trattandosi di cous cous al brodo di pesce con tanto pesce, è il cous cous.
E quello mica è finto. Mica che tu vai alla coop e compri la confezione rettangolare, anzi parallelepipedea, con dentro tutti i pallini già fatti leofilizzati che poi ci butti su un poco d'acqua calda e quello spam, si gonfia e mezz'ora dopo buon appetito.
No.
Ovviamente no.
Qua il cous cous si è fatto con tutti i crismi, dalla farina alla brace, per intenderci. Farina, spruzzate d'acqua, olio a profusione e rigirovagate di mani a mulinello che daje e daje, a forza di farsi pale, mettono su un tripudio di pallini gialli che tu poi li metti nella couscoussiera, li assetti su una pentola con dell'acqua, li lasci incicciottirsi al vapore e dopo sei o sette ore, li tiri via, li 'mbriachi di brodo di pesce, li rimescoli vigorosamente, li copri con sette strati di coperte invernali misto lana e li lasci lì.
Per ora sono a questo punto.
Il bambino è in fasce. Dicono che si deve gonfiare e in fondo è una bella speranza, tu fai un bambino verso cui nutri grosse aspettative, lo metti sotto una coltre pesantissima di lana merinos e lui, invece di soffocare, diventa buonissimo.
Niente di più facile.
In tutto ciò il mio contributo è consistito nello sventramento, nonchè scuoiamento di milleecinquecento totani, ripieni di merda e ossi di seppia di totano, sfilettamento degli stessi, decapitazione inclusa ( se di testa si può parlare considerando quella faccia brutta da totano che ti guarda e ha i tentacoli al posto dei baffi e gli occhi appena sopra e una bocca che non si capisce se da lì ci mangia o ci caga).
Cmq.
Quelli andranno fritti, a forma di anellini, che dovete sapere, voi, tristi, verdi e emaciati cittadini, che quando mangiate gli anellini fritti nella frittura mista, quelli non sono esattamente pesci a rondelle che nuotando a ciambella finiscono per sbaglio dritti dritti nel retino dei pescatori. No, quelli sono siluri lunghi 10, 20 cm, della consistenza di un preservativo ripieno e, per ciò stesso, usato.
Poi c'è vino a profusione e gente che chi la conosce e di tutte le età, dal pargolo che si caga addosso alla cartapecora ingiallita e si sta bene ed è, sorprendentemente, tutto molto piacevole.
In città si vive per compartimenti stagni. I vecchi con i vecchi nelle loro gabbie per vecchi che poi sono i bocciodromi. I bambini con i bambini nelle loro gabbie per bambini, che poi sono gli oratori o i centri estivi e se non è estate, le scuole. Gli adolescenti con gli adolescenti nelle loro gabbie psicotrope da adolescenti, che poi sono vicoli imboscati in cui farsi di crak. I 30 enni nelle loro gabbie da 30enni, che poi sono i locali radical chic e le associazioni culturali e i reading di narrativa giòvane, in cui bere vermentino e pecorino parlando del PD e cioè del nulla. I 40enni nelle loro gabbie da 40enni, che poi sono le famiglie che anno appena costituito, a barcamenarsi con figli di due tre quattro anni e non sapere che pesci pigliare. I 5oenni eccetera eccetera, ci siamo capiti.
Invece qua, si sta tutti mischiati. Un nonno, che magari manco nonno è mai stato, mi può dire cose interessanti e anche se a volte mi distraggono le assurde pieghe di un collo longevo e la grinzosità della pelle che più che cadente è rasoterra, poi insomma, il filo lo tengo e manco male è.
Capirsi a quest'ora non è facile, lo so.
Sto bevendo un'orrenda moretti e sembra avermi sversato più del pensabile.
Tant'è.
Io scrivo a ruota libera, chi vuol esserNE lieto, sia, di doman non v'è certezza, il governo reggerà? chi vivrà vedrà...

Vostra farfagioiamia

giovedì 29 luglio 2010

Vacanze

Abbiate pazienza ma sono in tour in Sicilia, in barca, a vela. La connessione marittima è quella che è perciò buone vacanze e arrivederci al 7 agosto.

martedì 13 luglio 2010

IL PUBBLICO IMPIEGO

La questione della Tuscia è stata liquidata con poche lacrime, qualche vaffanculo e 400 euro.
Tutto sommato, poteva andare peggio.
Oddio, poteva anche andare meglio, per esempio avrei potuto scavare una buca e riesumare una tomba etrusca o trovare nel bosco un fungo magico o ancora incontrare per strada un cane parlante:

- Ehi, Farf, questi croccantini sono una sbobba, dammi un jack daniel's
- Cane, dovresti smettere, avevi promesso..

Per ora a Roma ci sono 82 gradi Fahrenheit, la tangenziale si piega come gomma moscia, l'asfalto fa le bolle, il gatto si fa due docce al giorno, le piante sudano fotosintesi, solo le suore resistono sotto veli termorepellenti forniti loro appositamente dalla Nasa.
I bambini che tengono in gabbia invece si stanno cuocendo alla perfezione, li fanno giocare a palla con le patate e ogni tanto li ungono con lunghe fronde di rosmarino.
Ieri ho passato tutta la giornata in fila all'inferno A ( agenzia delle entrate) e poi all'inferno B ( ufficio postale).
Credo sinceramente che tutta l'avversione che il nano Brunetta nutre per i dipendenti pubblici derivi da un'atavica coda all'agenzia delle entrate. Negli uffici romani. In culo al culo della periferia.
E' come stare a Tunisi, solo che la gente è più disorientata e sofferente mentre gli impiegati si imboscano confondendosi tra i cittadini e non appena se ne avvista uno e gli si fa una domanda, quello si strappa il cartellino e si defenestra volontariamente.

- Dovrei registrare un contratto di locazione
- Ha sbagliato sportello, qui facciamo il caffè
- Dovrei registrare..scusi, ma sta giocando a carte?
- Na briscoletta, vada allo sportello sei
- Eh no eh, eccheè? ho appena iniziato il solitario.. a bello, prova al 9
- Dovrei registrare un contrat...mi tolga il piede dalla testa
- Anvedi sti tappeti, mo li fanno parlanti
- Non sono un tappeto, sono Brunetta
- Sandro, Sandrì, a viè a vedè er tappeto parlante!!
- La prego, tolga il tacco dalla mia cornea..
- , a li mortacci sua, sti cinesi, hanno fatto pure er tappeto che parla, a Spartaco, fajeuelcome..
- Dì uelcome
- Non sono un tappeto
- E daje, dì uelcome
- ..
- Me sa che s'è rotto
- Strùsciate li piedi, de più, più forte!!
- Uelocome, dì uelcome
- ...
- Uel-co-me
- E dillo
- .......Welcome....

Alle poste invece ho incontrato l'impiegata più cattiva del mondo. Una belva. Una specie di concentrato di troiaggine, cattiveria e coatteria.

- Devo ritirare una raccomandata
- Er documento
- Si, un momento che lo cerco
- E daje, che stamo a aspettà a te? datte na mossa
- Scusi, ecco
- Ammazza che faccia de cazzo? ma 'ndò sei nata, al Cottolengo?
- ...
-Tiè, eccote sta cazzata, tanto so tasse.. e mo levate da li cojoni, avanti un altro
- Devo prelevare 1500
- Ah ah ah, avanti un altro
- Scusi, devo fare un prelievo!!
- Nun me va, vabbè! che voi? te voi fa corcà?
- Mi chiami il direttore
-, mo si nu te ne vai faccio venì Ettore a mischiarte gl'ossi..ho detto avanti un altro
- Devo spedire un pacco
- Che ce sta qua dentro?
- Scusi?
- Er sordo.. ho detto.. che ce sta qua dentro
- Cose personali
- Ah, cose personali? A Nino, apri sto pacco...famo a metà eh.. e lèvate
- Eccolo, l'omo scuretto.. 'ndò sei nato te? ar Congo? anvedi.. che c'avete l'anelli ar naso là, nevvero?
-....
- Senti un , a bbello de mamma, che ce vieni sta sera a casa mia?, te faccio du spaghi a la sugna e poi diggggerì se famo na ripassatina..
- ....
- , ma ce capisci? na ri-pas-sa-ti-na.. capito, co quea cosa che c'avete voi negri 'nmezzo a e cosce..e daje

Poi, voi forse non lo sapete, ma gli uffici postali ormai sono diventati dei mega store in cui puoi trovare minchionate di vario tipo tra cui anche libri osceni. Tipo l'enciclopedia di Beautifull, la storia completa di incesti e corna dalle origini ad oggi...


Farfasquagliata

lunedì 5 luglio 2010

QUANT'E' BELLA LA TUSCIA

Siamo in vacanza nella Tuscia, in una casa di 280 mq con piscina e ettari di terreno coltivato a nocciole, viti e ulivi.
In villa c'è una cura pacchiana per ogni particolare, fiori di plastica ovunque, come ti distrai un attimo capace che ti ritrovi con un girasole finto infilato su per il culo.
I proprietari sono onnipresenti, da premettere che abitano in un monolocale, che poi è una cantina garage, che poi sta proprio sotto il casermone.
Annaffiano i fiori , manutengono la piscina, arano, guidano il trattore, falciano, zappano, trafficano con concimi superorganici che si chiamano compost che tu devi buttare tutti gli avanzi di cibo in questa pattumiera puzzolentissima ingolfata di larve grosse come neonati la cui unica funzione è quella di ingozzarsi dalla sera alla mattina.. defecando poi, creano biofertilizzante.
Una volta c'era il maiale verso cui confluivano gli scarti alimentari, ora si crescono le larve. Magari ci verrà su pure un prosciutto migliore, chi può dirlo, rimane il fatto che solo a pensarle, danno il vomito, se le vedi invece ti portano direttamente al pronto soccorso, luogo medico-ospedaliero mio prediletto in cui, tra l'altro, ancora non mi sono recata, il che mi pare strano, ma ho tempo fino a giovedì.
Abbiamo fatto un festone con amici e amicici.
E' successo un attimo di sgarrupamento e, a sentire gli ecoproprietari, ci sarebbero danni per 1400 euro circa.
Tanto per cominciare s'è sfondata Amanda, che essendo un amaca non è stata portata in ospedale, ma va ricomprata e anche se il nome può trarre in inganno, non è ikea e lo si capisce subito da quanto costa, inoltre fosse stata ikea, oltre a valere 35 euro, si sarebbe chiamata tipo Ukvert o Ptlrvzt o krvsxc ma certamente non Amanda.
Amanda è made in Italy e il made in Italy, mortacci sua eccetera eccetera..
Insomma solo Amanda costa 300 euro, la piscina poi, pare abbia avuto un incidente subacqueo con una sorta di sale corrosivo detto tricloro di qualcosa, che sarebbe talmente corrosivo da scavare un buco grosso quanto il nostro debito pubblico e profondo quanto la gola di Noemi Letizia.
Il tricloro di sto cazzo a sentire la proprietaria cubana, sarebbe più potente dell'acido muriatico e perciò avrebbe irrimediabilmente compromesso il fondo della piscina, dunque tragedia, dunque 1400 euro.
Dice che qualcuno ha aperto il galleggiante dentro cui riposava la bomba atomica e abbia intelligentemente cominciato a giocare a ping pong con la palla d'acido, che poi il tricloro non è un acido ma un sale semmai e per quanto possa essere corrosivo io so che al massimo ammolla l'insalata che se la sera la condisci tutta al mattino poi la devi buttare.
Fatto sta che domenica mattina, dopo il sabato festaiolo, il tizio mi ha preso al varco e alle 8 e 05 mi ha detto
-buongiorno
e poi
-mi dovete 1400 euro,
e poi
-come è andata la serata?
Io ho fatto una faccia a merda e me ne sono andata in totale paranoia. Ho svegliato tutti gli accampati reduci della festa, li ho riuniti nel portico di 80 mq, gli ho dato un caffè e due biscottini e poi li ho cacciati.
Anzi, peggio. Non potendo rimanere oltre sul luogo del delitto con il tizio incarognito sul trattore e la cubana avvelenata per la questione del cazzo di sale corrosivo, li ho portati su di una sponda putrida del lago di Vico nelle cui acque galleggiavano, liete, interiora di animale sgozzato e carcasse putrefatte di esseri vari ed eventuali. Preventivamente erano stati preparati simpatici panini al prosciutto non di larva ma di maiale tagliato a mano e porchetta di Ariccia cara quanto un collier Dior, i quali nella fretta della fuga mattutina sono stati abbandonati in cucina, per cui arrivati al lago infetto, ci siamo accorti di non avere magnanza alcuna e da allora tutti hanno cominciato a guardarmi veramente male.
Ho detto, vabbè dai, compriamo qualcosa, ma l'unica struttura vagamente attrezzata e riconducibile con molta fantasia alla dicitura di bar era una pizzeria ammuffita a qualche chilometro di distanza in cui è stata recuperata per l'appunto una pizza rancida con wrustel di gatto morto di cimurro e mozzarella di pantegana.
Per ora sono ancora nella casadicampagnacheserompiunvasot'ipotechil'appartamentoaRoma.
Vediamo come si evolverà la questione.
Per ora, particella di sodio ha pagato Amanda con bonifico bancario essendosi, per spontanea ammissione di colpa, accollata tutta la responsabilità dello spanamento della stessa.
Quanto ai 1400 euro di piscina pseudoforata dall'acido di sale da cucina è ovvio che non li avranno mai.
Come ultima spiaggia, possiamo sempre invitare il contadino bioetico e la cubana isterica a fare un bel giro ecosostenibile nel compost.

domenica 27 giugno 2010

LE CONSEGUENZE DELL'AMORE

Voglio parlare delle vigilie.
Quando non sai cosa fare, quando devi ingannare il tempo di un'attesa e non hai voglia di niente, non di leggere di uscire, di parlare, mangiare, chiamare, ascoltare, guardare, pensare, immaginare.
L'unica è scrivere e ovviamente, fumare.
E io fumo.
E io scrivo.
E io potrei piangere e gridare oppure ridere, ma mi faccio un caffè e così, con Pippa alla mia destra che si siede sulla tastiera +++++++++++++++++++++++666666666666655555555555555222222222222
ricomincio a scrivere.
Sul fascino della vigilia.
Ecco, vorrei parlare del fascino della vigilia.
Dell'adrenalina, della pressione alla bocca dello stomaco, del fiato corto per l'asma e tutto il resto, dei flash di momenti presi a caso dall'immaginario del giorno che aspetti.
Del giorno che aspetti, che chissà perché poi lo aspetti, tanto arrivare arriva. Non c'è pericolo neanche che faccia un po' di ritardo, quello, arrivare arriva.
E l'arte della dietrologia che ti fa strizzare il fegato e la riflessione sulle cose profonde, sulle conseguenze delle proprie azioni, sulle conseguenze dell'aver detto si invece che aspetta, pensiamoci, prendiamoci un'altra birra.
Di come vorrei essere sola per tutto il tempo che mi separa da domani. E andare al cinema, da sola. E a pranzo, da sola e poi al parco, da sola, a leggere Saramago e poi a correre per 10 Km che non serve a niente ma fa sudare e sudare è bene.
E invece il mondo ti vuole, ti chiama, ti chiede come va, come stai, sei pronta? sei prona? sei a posto? hai finito tutto? come ti senti? ti senti? Allora, a che ora? e dove? e quanto dura? e come? e come mi devo vestire? e poi che succede? e perché? e chi c'è? Posso venire? e mia zia? E il mio cane? E il cane di Lino?
Non pensavo esistessero cani di lino, al massimo di peluche.
Intanto la musica tace mentre aspetto fiori da mettere in frigo. Si, vanno in frigo, conservati a basse temperature, poi magari ci si fa un sugo, penso. Un sugo di petali e pancetta.
E in effetti sono arrivati, ma non quelli, altri, una pianta, enorme, a me le piante non piacciono, le invidio, è una condizione a cui aspiro da sempre, ma è più difficile di quanto si creda starsene con i piedi dentro un vaso e nutrirsi di sola acqua.
In testa solo l'attesa.
Attesa di gente che non arriva e che farebbe meglio a non venire, chè io voglio star sola, 24 ore di solitudine estrema, stare nuda con la pancia contro le mattonelle, fumare all'ombra dell'enorme nuova pianta, spargere cereali di riso integrale per casa come fossero coriandoli, rotolarmi sul letto, avvolgermi tre lenzuola colorate di cotone all'80%, a mo' di involtino primavera, giocare a palla con Pippa, sputare lontanissimo fino al cortile delle suore sperando di cogliere in un occhio la suora operaia.
Guardare un film pesantissimo e ingozzarmi di schifezze. Bere l'odiata coca cola e abbandonarsi al rutto libero.
Pensare a una parola, la prima che mi viene in mente e cercarla in 4 libri presi a caso dalla libreria.
E' un gioco noioso, da secchiona, ma a me piace, mi rilassa.
E andare da Apu e ordinare un chilo di pizzette e poi chiedergli se in Pakistan nei forni di notte ce li trovi gli italiani a impastare cornetti orientali.
E poi far finta di bestemmiare che tanto io non ci riesco e poi spegnere la luce e poi domani.
E pensare che le conseguenze dell'amore alla fine, tutto sommato, è un gran bel film.

mercoledì 23 giugno 2010

LEMBI DI PELLE

Ho notato che in questa estatuccia che non decolla mi si stanno squamando le dita delle mani.
Perdo lembi e, essendo le mani le mie e essendo io un'umana, perdo lembi di pelle umana. Fossi una vacca ci si farebbe del bel cuoio, purtroppo checchè se ne dica, una vacca non sono e se è vero che tutti gli uomini sono mortali, che Socrate è un uomo e dunque Socrate e' mortale, dai miei lembi di pelle morta è difficile che esca una borsa color terra di Siena bruciata.
Certo, sempre meglio che perdere denti o capelli o senno o peggio ancora, seno.
Perdessi seno potrei diventare la prima donna vivente al mondo con torace incavo, il che sarebbe una bella soddisfazione a livello di primato, un po' più complicato sarebbe trovare delle camicie adatte, per i reggiseni invece basterebbe rigirare le coppe push up e via e magari Valentino o Dolce e Gabbana mi prenderebbero a modello per lanciare una sconvolgete linea di indumenti inutili sguinzagliando in passerella una nuova generazione di modelle, non più anoressiche né cocainomani.. modelle incave o, per le più audaci, modelle attorno a un buco.
Certo si rivoluzionerebbe anche l'intero mercato della chirurgia estetica. Invece che pompare silicone, i medici dovrebbero munirsi di scalpello e limare costole e sterni fino a trasformare avanguardiste settantenni che non si arrendono alla cartapecora, in donne con un buco nel torace.
Per le donne inoltre sarebbe un gran vantaggio. Avrebbero un sacco di posto incorporato in cui mettere le cose che ora confluiscono nelle borse e le borse tornerebbero a essere quello che nel mondo della moda e del fashion in origine furono: inutili e costosissimi accessori che danno luce alla persona, come un paio di orecchini.
Basterebbe poi pensare ad eleganti ante Prada, da far applicare al falegname di turno che in questo caso vedrebbe di colpo nobilitato il proprio mestiere e nelle università di scienze delle cazzate assieme a moda e costume, si istituirebbero nuovi corsi, (ovviamente sempre al DAMS): intaglio e applique di ante e design per la donna di domani.
E i cinesi avrebbero un nuovo made in Italy da riprodurre e le grandi case di moda nuovi mercati da conquistare, stabilimenti nel mondo da creare ex novo, ingente manodopera minorile da sfruttare.
E così l'economia riprenderebbe a girare e si verrebbe fuori da questa crisi mondial-universal-cosmica e interplanetaria.
E anche se questa può sembrare una manovra economica del governo, vi giuro che non lo è.
E' tutta Farina del mio sacco.
E non ho nemmeno fumato.

Vostra

Farfaministrodell'economia

venerdì 18 giugno 2010

NECROLOGIO PER I LETTORI MORTI DEL MIO BLOG

I commenti scarseggiano e visto che ciò può dipendere solamente dalla morte fisica dei lettori di questo blog e giammai dalla qualità dei post, faccio le mie più sentite condoglianze alle famiglie dei blogger estinti e che da qui passarono a dispensar saggezza e buoni consigli.
Sto leggendo Keats.
Il poeta.
Quello che è venuto a morire a Roma a 25 anni e che è sepolto nel cimitero acattolico della Piramide Cestia insieme a Gramsci.
Quello sulla cui tomba Oscar Wilde ha passato un intero pomeriggio, sdraiato e in adorazione.
Ho visto questo film l'altra sera al Tibur che mi ha fatto salire la voglia di poesia.
Io e la poesia non siamo mai andate troppo d'accordo; i poeti ti dicono: la poesia non si deve comprendere, è una questione di sensi. Ti prende alla gola come una tonsillite.
Vediamo, non sopporto le cose che non capisco, per questo in fisica era una pippa e in chimica una pippa peggio.
Sono troppo prosaica per la poesia, non mi sono mai piaciute veramente nemmeno quelle che gli innamorati mi hanno dedicato nell'arco della mia musevole* vita.
Inoltre ho una trave nel cervello dovuta a bagordi magnerecci e beverecci di ieri sera e non so quanto in questo caso la poesia aiuti, ma l'Oki certamente di più.

E' incredibile costatare quanto le apparenze ingannino, o se vi piace di più, quanto i pregiudizi guidino la nostra percezione del mondo e delle persone che incontriamo.
Prendi me. Mentre cucino mi accorgo che mancano degli ingredienti indispensabili, vado al market pakistano.
Ho indosso una specie di palandrana da casa dentro cui sparisco e che mi fa le gambe come due stecchi sammontana. I capelli sparati da schiava negra, un sacchetto in mano ( che la mia coscienza ecologica mi impone di portare), la sigaretta in bocca..
Entro nel negozio e compro due limoni, un vinaccio in tetrapak ( che uso per cucinare perchè quello buono me lo bevo) e già che ci sono, una cerese e un pacco di cerotti per uno sbrego sul dito medio.
In più, guarda caso, pago con monete da 50 e 20 centesimi, come se le avessi raccolte al semaforo o scollettando alla stazione Termini.
Il pakistano mi guarda con una faccia miserevole, si lancia sguardi complici col compare commesso e inizia a seguirmi metti caso che mi freghi una siringa o un pacco di cotone idrofilo.
In un nano secondo ha fatto di me una tossica allo stadio finale, cosa che non sono, nè tossica, nè allo stadio finale, ma tant'è, ecco il pregiudizio.
Come quando Particella di sodio si era convinta che un suo alunno fosse un indiano 50enne con seri problemi di lingua, salvo poi scoprire che si trattava di un calabrese che di anni ne aveva 30.
Oppure quando al parco un apparente barbone presunto molesto mi si avvicina e prima che riesca a parlarmi gli allungo 50 centesimi, lui rifiuta gentilmente e subito dopo mi dice che voleva solo sapere cosa stessi leggendo e chiacchierando chiacchierando viene fuori che è un ingegnere nucleare in pensione.
Le apparenze, le convinzioni e gli schemi mentali che ci costruiamo nell'arco della nostra esperienza ci traggono in inganno.
Pensa alla mia estetista che è convinta che sua mamma sia del nord e invece è solo abruzzese.

*Musevole: da Musa.

Vostra
Farfainpoesia.

sabato 12 giugno 2010

TE LO DO IO IL RAVE

Insomma, sono in ferie.
Oggi che avevo deciso di raggiungere Particella di sodio a Nettuno, ( ci abbronziamo, facciamo shopping, ci ammazziamo di fritture di pesce tutto il tempo), tiè, piove.
Ma sono sfigata?
Poi ieri notte, torno a casa che sono le 3 del mattino e mi arrabbio da morire.
Mi arrabbio non perché siano le tre del mattino, quelle arrivano ogni giorno,
ma perché l'intero quartiere per isolati e isolati e isolati, è sommerso da una cessa di musica tecno a palla come se qualcuno di questi scoppiati con cani, tatuaggi, zecche, ingolfati di paste come tacchini ripieni, avesse pensato bene di organizzare un rave all'aperto e in città.
Ma roba da pazzi.
Non ci posso credere, mi dico e mi sale la carogna.
Ma non se ne andavano nei boschi? non era una roba illegale fatta di straforo con le indicazioni su come raggiungere il luogo che viaggiano come un tam tam da uno scoppiato all'altro, con tutta l'atmosfera eccitante della clandestinità e della caccia al tesoro in cui il tesoro sono le anfetamine?
E questi me lo fanno in strada, al Pigneto, sotto il muso, alle 3 del mattino con l'idea di andare avanti fino alle 10 del giorno dopo..
La carogna urla vendetta.
Chiamo i carabinieri.
I vigili urbani.
E solo alla fine, dopo mezz'ora di rimpallo ( i carabinieri mi passano i vigili, i vigili mi passano i carabinieri, i carabinieri mi passano mia nonna, mia nonna mi passa Sandocan), chiamo anche la polizia.
Strano ma vero, dopo un secondo, arriva la volante. Sento quel rumore, quello che fanno le volanti con il cellulare, bribriblibli, tipo, e mi affaccio.
I due poliziotti si piazzano sotto il mio balcone e iniziamo a fare Giulietta e Romei per una 20ina di minuti.
Di qua di là, com'è come non è, gentili per carità, ( uno neanche tanto male) disponibili, motivati, simpatici ( il fatto che da sotto mi si vedessero le mutande non ha certo influito sulla loro benevolenza) a una certa però gli ho dovuto ricordare che erano venuti per cacciare il nugolo di sovversivi punk e non per fare salotto sotto casa mia.
Dopo mezz'ora, la musica tace, il rave è finito, gli scoppiati dispersi.
Ora, mi sono fatta problemi di coscienza, una 'nticchia. Ho iniziato a pensare che fossero arrivati con i manganelli e avessero pistato tutti indistintamente, cani zecche e scoppiati. Ho pensato quello che si pensa sempre in certe situazioni, in cui sei sommerso dai sensi di colpa: mio dio cos'ho fatto!
Certo è che i miei due Romeo non è che sembrassero propriamente dei gran picchiatori fascisti, però, chi può dirlo, in queste situazioni non si sa mai come va a finire.
Mi auguro che non ci siano stati problemi di sorta, che nessuno si sia fatto male, però, diosanto, non si può organizzare un rave all'aperto in città.
Più ci penso e più mi si rizzano i peli.
Non può essere, non funziona.
Non ho nulla contro i fattoni, sono una persona molto tollerante, non condivido la loro filosofia di vita (volendo la si può riassumere in un unico punto significativo: sballo chimico), ma si sa, ognuno è libero di fare quel che cazzo gli pare della propria vita ma appunto, solo ed esclusivamente della propria vita.
Il che presuppone il fatto che fino a quando vai a morire di overdose dietro un cassonetto, ok, una bella stramanicata di cazzi tuoi. Ma nel momento in cui limiti la mia libertà in qualsiasi modo: vuoi con la musica a palla, come in questo caso, vuoi con la presenza di cani alti due metri e 12 senza guinzaglio e senza museruola liberi e felici di sbranare chiunque non appena gli giri un po' il culo, metti con le bottiglie vuote, le monnezze varie, le orinate mondiali sui portoni di case, scuole, contro le cabine telefoniche, le merde di cane sui marciapiedi e le siringhe abbandonate per le vie, sulle panchine e un po' ovunque, beh, allora no. Allora le cose cambiano.
Il problema è l'arroganza nell'aver pensato che quella merda di musica (giudizio soggettivo)dovesse essere imposta con la forza a tutto un quartiere per il puro divertimento di una nicchia.
Il punto è questo.
Il paese delle libertà e ognuno fa davvero un po' quel che cazzo gli pare, senza preoccuparsi degli altri.
Che ce frega si ce stà er raghezzino che dorme, che ce frega si ce sta l'operaio che se deve arzà alle 5 der mattino, che ce frega ser vecchio che stà a schioppà se vorrebbe riposà, tanto è vecchio e deve da morì..
Ma vi pare?
Siamo veramente alla deriva.
E ora vado, vado a prendere un po' di pioggia in spiaggia.

Farfaincazzata.