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I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

venerdì 22 ottobre 2010

IL CONFLITTO GENERAZIONALE

Se si è disoccupati, non ci si accorge, nel concreto, dell'esistenza del conflitto generazionale.
Quando sei uno studente, uno sfancazzista, una mantenuta (la cui principale fonte di reddito è- per giunta- il vecchio con cui si scopa), un perdigiorno/tempo/spazio, eccetera eccetera, non non ti accorgi del conflitto generazionale, in altre parole di quanto sono stronzi i vecchi.
Che poi dice che dire vecchi è brutto, fuori luogo.
Va bene. Chiamiamoli anziani, prepensionati, uomini e donne con molta esperienza, esseri umani di mezza età, insomma chiamiamoli come minchia vi pare ( io li chiamo vecchi), rimane il fatto che tra un giovane e uno così ci passano almeno 35 anni di differenza e 35 anni sono un mondo con tutte le sue ere geologiche, un mondo che per altro ha fatto il suo tempo, è bello che andato, della serie molla, io uso il computer e tu le pergamene, come la mettiamo? per esempio..
Ora, il fatto che si sia vissuto di più nel senso di più a lungo non è di per sinonimo di migliore, di qualitativamente migliore, intendo.
Pensate a Priebke.
A chi verrebbe in mente di dire: ah, sai, lui si, lui è saggio, ha 190 anni, lui si che ha capito qual è il senso della vita, vai figliolo, va da lui, che hai molto da imparare...

Ora, il conflitto generazionale, ( pensate a totem e tabù di Freud- tralasciando per un secondo il complesso d'Edipo, per favore) è quanto di più potenzialmente cruento ci possa essere a livello di pulsioni umane; pensateci. Il rispetto per i vecchi, i sentimenti di benevolenza, il senso di accudimento e protezione, l'ammirazione per una vita vissuta quasi per intero... ci diciamo, dai, chissà quante ne ha viste, chissà quanto posso imparare da uno che galoppa da 90 anni..
Cosa sono questi atteggiamenti? nient'altro che palliativi sociali sotto forma di norme incoscie dettate dalla collettività per impedire che un giovane accoppi un vecchio a randellate.
Ora vi chiederete: perché mai un giovane dovrebbe prendere a randellate un vecchio? randellate in senso lato e non?
Perché? perché i vecchi sono saccenti, cocciuti, granitici. Perché i vecchi, anche quando dicono cazzate, non li schiodi nemmeno con le bombe, dalle loro cementificate posizioni.
Perché i vecchi hanno sempre ragione loro, secondo loro, perché secondo loro tu non capisci un cazzo e non perché abbiano ascoltato il senso del tuo ragionamento, ma semplicemente perché sei giovane.

Aprioristicamente sbagli perché sei giovane.
Aprioristicamente non conti un cazzo perché sei giovane. E le cose non le sai fare.

- Scusa vecchio, dovremmo chiudere la manopola del gas
- Ah, anch'io ero come te all'età tua, così pieno di energie non canalizzate
- Potremmo, ti prego, aprire una finestra?
- Sei giovane, hai ancora tanto da imparare
- D'accordo, ma almeno non accendere la luce
- Eh eh eh eh, come si vede che ti manca l'esperienza!

Poi salti in aria e vaffanculo.

Insomma, il senso è questo, la solfa dell'esperienza che gira e rigira te la cacciano sempre. L'esperienza di qua, l'esperienza di là, il concetto, abbastanza soffocante aggiungerei, raggiunge livelli da istinto omicida, se ci si proietta in un ambiente lavorativo.

- Il ragazzino piange
- Vedrai che darà i suoi frutti
- Lo stai frustando
- Le punizioni corporali fortificano lo spirito
- Come può risolvere un problema algebrico mentre lo frusti?
- Ah, sei giovane, come si vede che ti manca l'esperienza.
- Non respira più, è morto..
- Anch'io all'età tua saltavo subito a conclusioni sbagliate..ti manca l'esperienza..

Ora, prima di chiudere questo questo sfogo con pretese universal-filosofiche, vorrei aggiungere, per tutti i neoassunti, i neofiti, quelli che sono nuovi dell'ambiente, quelli che sono appena arrivati e insomma, ci siamo capiti, vorrei ribadire, per tutti coloro che si sentono ripetere fino alla sfiancamento questa cazzata dell'esperienza, vorrei dire loro che, nell'economia di un lavoro ben fatto l'esperienza conta il 2%, che se metti un ingegnere neolaureato a fare un ponte, stai sicuro che il ponte te lo fa, se ci metti un geometra che lavora da 45 anni, è probabile che il ponte te lo faccia lo stesso, ma io eviterei di passarci sopra e anche sotto.
Quello che voglio dire è che l'esperienza sono bravi tutti a farsela, basta che il tempo passi e che ci si ritrovi a fare lo stesso mestiere per 50 anni.
Quello che conta è ovviamente la preparazione, ossia la formazione. La formazione continua, perché il mondo è plastico e si muove e le teorie cambiano e i metodi pure e nuovi argomenti vengono fuori perché oltre a essere plastico il mondo è anche un affare complesso, di una complessità tale che non basta essere allenati a fare grazie al fatto che l'abitudinarietà ti ha incollato a un ruolo su cui non ti aggiorni dal 1956.

Perciò, carissimi, non voglio certo autorizzarvi a spaccare a randellate la mandibola del vecchio che la prossima volta vi caccerà la storia dell'esperienza, ma mandarlo a fare in culo si.
Almeno quello!