monicanardozi@storepix.it

La mia foto
I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

domenica 27 giugno 2010

LE CONSEGUENZE DELL'AMORE

Voglio parlare delle vigilie.
Quando non sai cosa fare, quando devi ingannare il tempo di un'attesa e non hai voglia di niente, non di leggere di uscire, di parlare, mangiare, chiamare, ascoltare, guardare, pensare, immaginare.
L'unica è scrivere e ovviamente, fumare.
E io fumo.
E io scrivo.
E io potrei piangere e gridare oppure ridere, ma mi faccio un caffè e così, con Pippa alla mia destra che si siede sulla tastiera +++++++++++++++++++++++666666666666655555555555555222222222222
ricomincio a scrivere.
Sul fascino della vigilia.
Ecco, vorrei parlare del fascino della vigilia.
Dell'adrenalina, della pressione alla bocca dello stomaco, del fiato corto per l'asma e tutto il resto, dei flash di momenti presi a caso dall'immaginario del giorno che aspetti.
Del giorno che aspetti, che chissà perché poi lo aspetti, tanto arrivare arriva. Non c'è pericolo neanche che faccia un po' di ritardo, quello, arrivare arriva.
E l'arte della dietrologia che ti fa strizzare il fegato e la riflessione sulle cose profonde, sulle conseguenze delle proprie azioni, sulle conseguenze dell'aver detto si invece che aspetta, pensiamoci, prendiamoci un'altra birra.
Di come vorrei essere sola per tutto il tempo che mi separa da domani. E andare al cinema, da sola. E a pranzo, da sola e poi al parco, da sola, a leggere Saramago e poi a correre per 10 Km che non serve a niente ma fa sudare e sudare è bene.
E invece il mondo ti vuole, ti chiama, ti chiede come va, come stai, sei pronta? sei prona? sei a posto? hai finito tutto? come ti senti? ti senti? Allora, a che ora? e dove? e quanto dura? e come? e come mi devo vestire? e poi che succede? e perché? e chi c'è? Posso venire? e mia zia? E il mio cane? E il cane di Lino?
Non pensavo esistessero cani di lino, al massimo di peluche.
Intanto la musica tace mentre aspetto fiori da mettere in frigo. Si, vanno in frigo, conservati a basse temperature, poi magari ci si fa un sugo, penso. Un sugo di petali e pancetta.
E in effetti sono arrivati, ma non quelli, altri, una pianta, enorme, a me le piante non piacciono, le invidio, è una condizione a cui aspiro da sempre, ma è più difficile di quanto si creda starsene con i piedi dentro un vaso e nutrirsi di sola acqua.
In testa solo l'attesa.
Attesa di gente che non arriva e che farebbe meglio a non venire, chè io voglio star sola, 24 ore di solitudine estrema, stare nuda con la pancia contro le mattonelle, fumare all'ombra dell'enorme nuova pianta, spargere cereali di riso integrale per casa come fossero coriandoli, rotolarmi sul letto, avvolgermi tre lenzuola colorate di cotone all'80%, a mo' di involtino primavera, giocare a palla con Pippa, sputare lontanissimo fino al cortile delle suore sperando di cogliere in un occhio la suora operaia.
Guardare un film pesantissimo e ingozzarmi di schifezze. Bere l'odiata coca cola e abbandonarsi al rutto libero.
Pensare a una parola, la prima che mi viene in mente e cercarla in 4 libri presi a caso dalla libreria.
E' un gioco noioso, da secchiona, ma a me piace, mi rilassa.
E andare da Apu e ordinare un chilo di pizzette e poi chiedergli se in Pakistan nei forni di notte ce li trovi gli italiani a impastare cornetti orientali.
E poi far finta di bestemmiare che tanto io non ci riesco e poi spegnere la luce e poi domani.
E pensare che le conseguenze dell'amore alla fine, tutto sommato, è un gran bel film.

mercoledì 23 giugno 2010

LEMBI DI PELLE

Ho notato che in questa estatuccia che non decolla mi si stanno squamando le dita delle mani.
Perdo lembi e, essendo le mani le mie e essendo io un'umana, perdo lembi di pelle umana. Fossi una vacca ci si farebbe del bel cuoio, purtroppo checchè se ne dica, una vacca non sono e se è vero che tutti gli uomini sono mortali, che Socrate è un uomo e dunque Socrate e' mortale, dai miei lembi di pelle morta è difficile che esca una borsa color terra di Siena bruciata.
Certo, sempre meglio che perdere denti o capelli o senno o peggio ancora, seno.
Perdessi seno potrei diventare la prima donna vivente al mondo con torace incavo, il che sarebbe una bella soddisfazione a livello di primato, un po' più complicato sarebbe trovare delle camicie adatte, per i reggiseni invece basterebbe rigirare le coppe push up e via e magari Valentino o Dolce e Gabbana mi prenderebbero a modello per lanciare una sconvolgete linea di indumenti inutili sguinzagliando in passerella una nuova generazione di modelle, non più anoressiche né cocainomani.. modelle incave o, per le più audaci, modelle attorno a un buco.
Certo si rivoluzionerebbe anche l'intero mercato della chirurgia estetica. Invece che pompare silicone, i medici dovrebbero munirsi di scalpello e limare costole e sterni fino a trasformare avanguardiste settantenni che non si arrendono alla cartapecora, in donne con un buco nel torace.
Per le donne inoltre sarebbe un gran vantaggio. Avrebbero un sacco di posto incorporato in cui mettere le cose che ora confluiscono nelle borse e le borse tornerebbero a essere quello che nel mondo della moda e del fashion in origine furono: inutili e costosissimi accessori che danno luce alla persona, come un paio di orecchini.
Basterebbe poi pensare ad eleganti ante Prada, da far applicare al falegname di turno che in questo caso vedrebbe di colpo nobilitato il proprio mestiere e nelle università di scienze delle cazzate assieme a moda e costume, si istituirebbero nuovi corsi, (ovviamente sempre al DAMS): intaglio e applique di ante e design per la donna di domani.
E i cinesi avrebbero un nuovo made in Italy da riprodurre e le grandi case di moda nuovi mercati da conquistare, stabilimenti nel mondo da creare ex novo, ingente manodopera minorile da sfruttare.
E così l'economia riprenderebbe a girare e si verrebbe fuori da questa crisi mondial-universal-cosmica e interplanetaria.
E anche se questa può sembrare una manovra economica del governo, vi giuro che non lo è.
E' tutta Farina del mio sacco.
E non ho nemmeno fumato.

Vostra

Farfaministrodell'economia

venerdì 18 giugno 2010

NECROLOGIO PER I LETTORI MORTI DEL MIO BLOG

I commenti scarseggiano e visto che ciò può dipendere solamente dalla morte fisica dei lettori di questo blog e giammai dalla qualità dei post, faccio le mie più sentite condoglianze alle famiglie dei blogger estinti e che da qui passarono a dispensar saggezza e buoni consigli.
Sto leggendo Keats.
Il poeta.
Quello che è venuto a morire a Roma a 25 anni e che è sepolto nel cimitero acattolico della Piramide Cestia insieme a Gramsci.
Quello sulla cui tomba Oscar Wilde ha passato un intero pomeriggio, sdraiato e in adorazione.
Ho visto questo film l'altra sera al Tibur che mi ha fatto salire la voglia di poesia.
Io e la poesia non siamo mai andate troppo d'accordo; i poeti ti dicono: la poesia non si deve comprendere, è una questione di sensi. Ti prende alla gola come una tonsillite.
Vediamo, non sopporto le cose che non capisco, per questo in fisica era una pippa e in chimica una pippa peggio.
Sono troppo prosaica per la poesia, non mi sono mai piaciute veramente nemmeno quelle che gli innamorati mi hanno dedicato nell'arco della mia musevole* vita.
Inoltre ho una trave nel cervello dovuta a bagordi magnerecci e beverecci di ieri sera e non so quanto in questo caso la poesia aiuti, ma l'Oki certamente di più.

E' incredibile costatare quanto le apparenze ingannino, o se vi piace di più, quanto i pregiudizi guidino la nostra percezione del mondo e delle persone che incontriamo.
Prendi me. Mentre cucino mi accorgo che mancano degli ingredienti indispensabili, vado al market pakistano.
Ho indosso una specie di palandrana da casa dentro cui sparisco e che mi fa le gambe come due stecchi sammontana. I capelli sparati da schiava negra, un sacchetto in mano ( che la mia coscienza ecologica mi impone di portare), la sigaretta in bocca..
Entro nel negozio e compro due limoni, un vinaccio in tetrapak ( che uso per cucinare perchè quello buono me lo bevo) e già che ci sono, una cerese e un pacco di cerotti per uno sbrego sul dito medio.
In più, guarda caso, pago con monete da 50 e 20 centesimi, come se le avessi raccolte al semaforo o scollettando alla stazione Termini.
Il pakistano mi guarda con una faccia miserevole, si lancia sguardi complici col compare commesso e inizia a seguirmi metti caso che mi freghi una siringa o un pacco di cotone idrofilo.
In un nano secondo ha fatto di me una tossica allo stadio finale, cosa che non sono, nè tossica, nè allo stadio finale, ma tant'è, ecco il pregiudizio.
Come quando Particella di sodio si era convinta che un suo alunno fosse un indiano 50enne con seri problemi di lingua, salvo poi scoprire che si trattava di un calabrese che di anni ne aveva 30.
Oppure quando al parco un apparente barbone presunto molesto mi si avvicina e prima che riesca a parlarmi gli allungo 50 centesimi, lui rifiuta gentilmente e subito dopo mi dice che voleva solo sapere cosa stessi leggendo e chiacchierando chiacchierando viene fuori che è un ingegnere nucleare in pensione.
Le apparenze, le convinzioni e gli schemi mentali che ci costruiamo nell'arco della nostra esperienza ci traggono in inganno.
Pensa alla mia estetista che è convinta che sua mamma sia del nord e invece è solo abruzzese.

*Musevole: da Musa.

Vostra
Farfainpoesia.

sabato 12 giugno 2010

TE LO DO IO IL RAVE

Insomma, sono in ferie.
Oggi che avevo deciso di raggiungere Particella di sodio a Nettuno, ( ci abbronziamo, facciamo shopping, ci ammazziamo di fritture di pesce tutto il tempo), tiè, piove.
Ma sono sfigata?
Poi ieri notte, torno a casa che sono le 3 del mattino e mi arrabbio da morire.
Mi arrabbio non perché siano le tre del mattino, quelle arrivano ogni giorno,
ma perché l'intero quartiere per isolati e isolati e isolati, è sommerso da una cessa di musica tecno a palla come se qualcuno di questi scoppiati con cani, tatuaggi, zecche, ingolfati di paste come tacchini ripieni, avesse pensato bene di organizzare un rave all'aperto e in città.
Ma roba da pazzi.
Non ci posso credere, mi dico e mi sale la carogna.
Ma non se ne andavano nei boschi? non era una roba illegale fatta di straforo con le indicazioni su come raggiungere il luogo che viaggiano come un tam tam da uno scoppiato all'altro, con tutta l'atmosfera eccitante della clandestinità e della caccia al tesoro in cui il tesoro sono le anfetamine?
E questi me lo fanno in strada, al Pigneto, sotto il muso, alle 3 del mattino con l'idea di andare avanti fino alle 10 del giorno dopo..
La carogna urla vendetta.
Chiamo i carabinieri.
I vigili urbani.
E solo alla fine, dopo mezz'ora di rimpallo ( i carabinieri mi passano i vigili, i vigili mi passano i carabinieri, i carabinieri mi passano mia nonna, mia nonna mi passa Sandocan), chiamo anche la polizia.
Strano ma vero, dopo un secondo, arriva la volante. Sento quel rumore, quello che fanno le volanti con il cellulare, bribriblibli, tipo, e mi affaccio.
I due poliziotti si piazzano sotto il mio balcone e iniziamo a fare Giulietta e Romei per una 20ina di minuti.
Di qua di là, com'è come non è, gentili per carità, ( uno neanche tanto male) disponibili, motivati, simpatici ( il fatto che da sotto mi si vedessero le mutande non ha certo influito sulla loro benevolenza) a una certa però gli ho dovuto ricordare che erano venuti per cacciare il nugolo di sovversivi punk e non per fare salotto sotto casa mia.
Dopo mezz'ora, la musica tace, il rave è finito, gli scoppiati dispersi.
Ora, mi sono fatta problemi di coscienza, una 'nticchia. Ho iniziato a pensare che fossero arrivati con i manganelli e avessero pistato tutti indistintamente, cani zecche e scoppiati. Ho pensato quello che si pensa sempre in certe situazioni, in cui sei sommerso dai sensi di colpa: mio dio cos'ho fatto!
Certo è che i miei due Romeo non è che sembrassero propriamente dei gran picchiatori fascisti, però, chi può dirlo, in queste situazioni non si sa mai come va a finire.
Mi auguro che non ci siano stati problemi di sorta, che nessuno si sia fatto male, però, diosanto, non si può organizzare un rave all'aperto in città.
Più ci penso e più mi si rizzano i peli.
Non può essere, non funziona.
Non ho nulla contro i fattoni, sono una persona molto tollerante, non condivido la loro filosofia di vita (volendo la si può riassumere in un unico punto significativo: sballo chimico), ma si sa, ognuno è libero di fare quel che cazzo gli pare della propria vita ma appunto, solo ed esclusivamente della propria vita.
Il che presuppone il fatto che fino a quando vai a morire di overdose dietro un cassonetto, ok, una bella stramanicata di cazzi tuoi. Ma nel momento in cui limiti la mia libertà in qualsiasi modo: vuoi con la musica a palla, come in questo caso, vuoi con la presenza di cani alti due metri e 12 senza guinzaglio e senza museruola liberi e felici di sbranare chiunque non appena gli giri un po' il culo, metti con le bottiglie vuote, le monnezze varie, le orinate mondiali sui portoni di case, scuole, contro le cabine telefoniche, le merde di cane sui marciapiedi e le siringhe abbandonate per le vie, sulle panchine e un po' ovunque, beh, allora no. Allora le cose cambiano.
Il problema è l'arroganza nell'aver pensato che quella merda di musica (giudizio soggettivo)dovesse essere imposta con la forza a tutto un quartiere per il puro divertimento di una nicchia.
Il punto è questo.
Il paese delle libertà e ognuno fa davvero un po' quel che cazzo gli pare, senza preoccuparsi degli altri.
Che ce frega si ce stà er raghezzino che dorme, che ce frega si ce sta l'operaio che se deve arzà alle 5 der mattino, che ce frega ser vecchio che stà a schioppà se vorrebbe riposà, tanto è vecchio e deve da morì..
Ma vi pare?
Siamo veramente alla deriva.
E ora vado, vado a prendere un po' di pioggia in spiaggia.

Farfaincazzata.

venerdì 11 giugno 2010

ZERO. DA OGGI SONO IN FERIE.

P.S Lunedì ho ancora robe burocratiche, ma ufficialmente E' FINITA.
La gioia è la stessa di quando andavo al liceo.
Sono passati 12 anni e non è cambiato niente.
Altro che παντα ρει !!!

giovedì 10 giugno 2010

MENO UNO

mercoledì 9 giugno 2010

MENO DUE

MENO TRE

venerdì 4 giugno 2010

DEPILAZIONI E SORPRESE

Ho detto: adesso mi siedo, con calma e scrivo un bel post.
Infatti.
Seduta sono, la calma c'è, ma il post non mi viene.
Potrei parlare della violenza inaudita dello stato di Israele.
Del DDL sulle intercettazioni.
Della crocerossina apprezzata dal Berlusca in occasione della parata del 2 Giugno che poi è para para a Veronica Lario.
Della parata stessa: sono visionaria io, che avevo sentito che l'avrebbero abolita per risparmiare, o cosa?
Dell'euro ai minimi storici.
E invece vi parlerò della mia nuova estetista.
E' una ragazzina ch'è n'amore.
Tipo un'Alice nel paese delle meraviglie un po' semplicciotta.
Una principessa borgatara. Una delicatissima coatta di periferia.
Carina carina.
Stranamente, invece che farmi incazzare come in genere accade quando mi trovo dinanzi a persone lievi come una carta velina, sprovvedute e orfane di cervello, questa mi ha fatto una tenerezza inaspettata.
E mentre mi raccontava avvenimenti del tutto irrilevanti circa la sua inutile esistenza, non riflettevo sul fatto che per esempio anche lei vota e anche tutte le persone come lei votano e che è un danno enorme per la coscienza dei popoli il fatto che gente così voti e che quindi forse il sistema democratico andrebbe rivisto, almeno in questo momento storico, in questo paese, con questa maggioranza... pensiero fisso da cui per altro non riesco a prescindere quando mi trovo nei centri estetici.
No.
Questa qui, questa specie di bambolina, ignorante come una cacca di capra, aveva qualcosa. Non so.
Un quid.
Che quasi quasi ho pensato potesse essere una scintilla, un segnale per una possibile riabilitazione cerebrale.
Una speranza. Una spinta inconscia verso la profondità dell'essere. Un interesse sopito per il mistero della vita.
Una sorta di amore sommerso per la conoscenza.
E invece era un cazzo.
Nel vero senso della parola. Un pene. Mazza, membro, coso fallico, stecca da biliardo, maxicono, zio, Ugo.
Lei è un Ugo.
Ecco cos'era quel quid.