monicanardozi@storepix.it

La mia foto
I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

mercoledì 31 ottobre 2007

UN FIORINO

C'è un sacco di gente che passa da queste parti, volontariamente o per caso.
Ho pensato di imporre un pedatico con uno sconto del 13 % per quelli che sanno cos'è un pedatico.

Chi siete, cosa fate, cosa portate, si ma quanti siete, un fiorino

martedì 30 ottobre 2007

Rezza

QUI

QUI

sabato 27 ottobre 2007

Allora, cazzo, mi sono ammalata.

Ho googlato tonsille infiammate e ho trovato una roba veramente raccapricciante.
QUI
Spero che i miei due coglioni faringei non siano ridotti in questo stato. Ho provato ad aprire la bocca e cacciarmici dentro una minuscola lampadina cinese, ma ho dovuto smettere perchè in parte mi veniva da vomitare, in parte appannavo con l'alito la porzione di specchio vanificando la manovra, in parte c'era il gatto sul lavandino che mi guardava fisso come a dire "cazzo stai facendo, super-cazzona".
Intanto Berlusconi sbava invidioso come potevi far solo tu, quando alle medie la tua compagna di banco con le tette giganti si accaparrava tutti i maschi alfa della scuola ( e tu niente).
Berlusconi copia, come copiavi tu alla tua compagna. Lei si faceva la coda di cavallo e tu pure, loro fanno il partito democratico e Berlusconi fa il Ppe.
Oggi c'è il sole, ieri mi sono arrivati un pò di soldi, sono però in uno sato di tristezza latente, perchè non ho abbastanza forze oggi per poter andare in giro a spenderli.
Poi fumare non vi dico.
Sfido chiunque a fumare con un culo di riccio abruzzese nella gola. Posso solo mandar giù robe calde o al massimo un cognac così mi stordisco e vaffanculo.
Però, tutto sommato la carretta eppur si muove.
E sia benedetto il santo del giorno, quello che mi ritrovo sempre sui calendari che mi manda mia madre dalla provincia.
La festa del cinema è passata senza che nemmeno abbia avuto il tempo di accorgermene, come una trombata da eiaculazione precoce.
Ma dico io, devo per forza essere sempre così volgare?
Bhe, si.
Cosa sarebbe il mondo senza volgarità?
Cosa sarebbe la mia vita senza metafore sessuali? ridicole e svilenti il sesso maschile?
Siamo nulla su questa terra arida di bellezza e avida di bla bla bla bla ...
Cos'è la malvagità se non fingere di non essere in casa quando Fernando citofona?
Con questi ed altri quesiti vi liscio ( liscio?) indicandovi la via della salvezza.
Andate in pace che in guerra ci vado io.
Proprio come il nostro grande eroe nazionale, mi immolerò nonostante la mia menomazione fisica ( ....).
Il sabato sera non passerà invano e senza spargimento di sangue ( e alcol).






venerdì 26 ottobre 2007

FERNANDO

Fernando citofona.
Fernando ha 8 anni, è ecuadoregno e abita al piano terra.
Fernando citofona.
Io- Chi è?
F- Sono io.
Io- ???
F- Posso venire su?
Io- Ah, ciao Fernando, si, vieni, vieni pure
Fernando entra e dice:
F- la mia mamma non c'è, il mio papà neppure, ho le chiavi e sono solo a casa.
Io- Vabbè, siediti.... vuoi un di pizza?
F- Si
La pizza è la mia cena. Fernando dice
F- Non ho nemmeno fatto merenda
Io- Uhm..
La pizza si smezza. Fernando mangia come un bue. Io divento un triste.
F- ma tu sei nata nel 1902?
Io- Eh?
F- Sei nata nel 1902?
Io- ma mi prendi per il culo?
F- No
serio, pacato, ecuadoregno.
F- No, non ti prendo per il culo
Io- ti sembra che io abbia 105 anni?
F - ....
Io- No, secondo te sono una vecchierella di 105 anni?
F- No
Io- ah 'mbè...
Io lavo i piatti e Fernando fa gli esercizi per il flauto. Suona jigle bells che non sembra manco per un cazzo jingle bells perchè sbaglia tutte le note che è un tormento. I gatti si ingrifano. Il basilico appassisce. Le mestruazioni si bloccano.
Ore 19:07 Fernando è ancora a casa mia. Io devo uscire.
Io- vieni a fare la spesa con me?
F- devo dire alla mamma
Io- e come?
F- ho il cellulare
Io- azz
F- Come?
Io- niente.
La mamma da l'Ok, io e Fernando andiamo a fare la spesa. Compriamo birre e ovetti kinder.
Io sono contenta, Fernando pure.
In strada io porto i sacchetti e Fernando l'ombrello. Chiuso. Non piove più. Facciamo slalom sul marciapiede tra le merde di cane.
Io- Entriamo nel bar, devo comprare le sigarette.
F- perchè?
Io-Perchè che?
F- perchè devi comprare le sigarette?
Io- Perchè fumo
F- perchè fumi?
Io- ....... guarda là, c'è Dumbo
F- Dove....?
A casa.
Fernando monta la sorpresa dell'ovetto kinder e mi fa
F- ti volevo chiedere una cosa
Io- cosa?
F- a novembre ci sei?
Io- Eh?
F- a Novembre ci sei?
Io- Ehm... si... in genere a novembre ci sono...
F-C'è un mio amico che ti vuole conoscere
Io-ehhhhhh?
F-ti vuole conoscere
Io- come mi vuole conoscere?
F- Una volta mi ha detto che ti ha visto e allora ha detto " chi è quella signora?" e io ho detto "una mia amica" e lui ha detto "e mi fai conoscere lei'" e io ho detto " va bene ti porto" così a novembre lo porto su
Io- ??????????? ma è un amico grande o piccolo?
F- E' piccolo, è nella mia classe
Io- (mandibola scesa, paresi facciale)
F- Si chiama Karol.
Io- (blocco di cemento sul capocollo)
F- con la k
Io- ( Ohggesugiuseppeemmaria)
F- Indovina che mangia a merenda?
io- ..... Crauti?
F- No, hamburger.

E questo è tutto.



giovedì 25 ottobre 2007

E' arrivato, il freddo.... che culo!

sabato 20 ottobre 2007

NINA VOMITICH

tragedia in tre atti (con happy end)
di Monica Nardozi

Prologo

il coro:

Quando Nina Vomitich si svegliò si ritrovò con un albero in testa.
Poi guardò meglio e vide che non era propriamente un albero ma un vero bosco, con tanto di tronchi, rami e foglie evergreen.
Attaccati ai rami c'erano piccoli barattoli di miele, micro-contenitori gialli e appiccicosi e anche pesanti quanto un culo di piombo. Tutt'attorno alla sua testa boscosa gravitavano sciami di api che a guardarle bene si sarebbero dette anche molto incazzate.
Erano tante, ma proprio tante.
Erano uno sciame, un plotone, una falange, erano un fottio di api.
Da allora Nina Vomitich perse la vista e poi un piede. Ma a lavoro continuò ad andarci.


ATTO I:

Il coro:
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata

Nina Vomitich si recò a lavoro ma non appena il capo ufficio la vide disse
- Ohggesùgiuseppeemmaria
E la licenziò.
Così Nina Vomitich si trovò disoccupata con un bosco in testa e troppe api a ronzarle tra un orecchio e l'altro. Visto che a causa del licenziamento aveva tutto il giorno libero, decise di andare al supermercato. Alla cassa, mentre era in fila incontrò un tizio che la guardò e disse:
- Mi sono sempre piaciute le donne con una bella testa.
- Uhm
Disse Nina Vomitich
- Io mi chiamo Solone
- Come l'antico legislatore ateniese?
Chiese Nina Vomitich
- No, come una sola di enormi dimensioni
Disse Solone
- Uhm
Rispose Nina Vomitich
Poi alla cassa fu il turno di Solone.
- Mi presti 50 euro?
Le chiese Solone
- Uhm
Rispose Nina Vomitich ma poi gli prestò il denaro.
Usciti che furono, Solone invitò Nina Vomitich a cena.
- Uhm
Rispose Nina Vomitich e Solone disse
- Ok, allora ci vediamo sta sera alle nove in via dell'attesa infinita
- Uhm
Rispose Nina Vomitich ma Solone lo prese come un Ok.
Alle nove in punto Nina Vomitich era sul luogo dell'appuntamento ma alle 11 e 45 Solone non era ancora arrivato. Allora Nina Vomitich pensò che di certo doveva essere stato rapito dagli alieni e in effetti quando finalmente Solone arrivò, le disse proprio che gli alieni lo avevano prelevato dal suo appartamento attraverso un fascio di luce al neon. Raccontò inoltre che, al suo risveglio, aveva iniziato a sentire forti spasmi al basso ventre ‘che indubbiamente gli alieni gli avevano impiantato un microchip nello stomaco e che per questo, lui adesso, aveva una gran fame.
Andarono al ristorante e Solone disse che siccome gli alieni lo avevano spogliato di tutti i suoi abiti aveva anche perso il porta monete così per la cena avrebbe potuto pagare lei?
- Uhm
Disse Nina Vomitich e sperò che Solone morisse
e in effetti, pagato che ebbero il conto, Solone morì. Cadde in strada e gli esplose lo stomaco. Nina Vomitich pensò che fosse a causa del microchip alieno, ma poi un'ape le ronzò sulle labbra e lei si ricordò che stava per perdere l'ultimo notturno.
Sull'autobus una donna nera come la pece la guardò a lungo e poi finalmente le disse:
- Devi andare in questo vivaio e chiedere di Peal Arbor. Lui ti sta aspettando.
-Uhm
Disse Nina Vomitich e prese il biglietto da visita che la donna nera come la pece le aveva porto. Ma poi arrivò la sua fermata e Nina Vomitich smise di pensare alla donna nera come la pece e fece per scendere, ma l’autista, un nano siberiano di un metro e novantacinque, ignorò la sua richiesta portandola fino al capolinea, a 15 trascurabili chilometri dalla sua abitazione.
Nina Vomitich scese dall'autobus e pensò che aveva sempre voluto passeggiare di notte nel Bronx per 15 chilometri, poi passò un ubriaco e le vomitò addosso, ma lei fu più veloce e con un balzo riuscì a evitare la pappa giallo-ocra fuoriuscita dalla bocca dello sconosciuto, salvo poi scivolare e cadere, schiena e culo, nella pozza in cui il rigurgito si era appallottolato ai suoi piedi.
I barattoli di miele tintinnarono e un'ape la punse all'interno del bulbo oculare, così Nina Vomitich svenne e credette di morire, invece riacquistò la vista, ma non completamente, solo 7/10 per occhio.
Perciò, ora che poteva finalmente vedere abbandonò l’alano che l’aveva accompagnata per il periodo della cecità.
Ma il cane, più intelligente di un premio Nobel e più sensibile di un premio Campiello, non voleva saperne di andarsene. Così Nina Vomitich lanciò una pallina da tennis al di là delle rotaie del tram. L’alano, per quanto intelligente e sensibile, rimaneva pur sempre legato a certi istinti primari proprio come un qualunque maschio medio umano. Così, in un breve istante di debolezza e di profondo rammarico ricordando tra le altre cose che due giorni prima l’analista gli aveva bruscamente interrotto la terapia, seguì la traiettoria della palla assassina e in un fugace ma intenso guaito impattò tragicamente contro il mezzo pubblico delle 3:45.
Il conducente scese per fare il cid.
In un guizzo di scienza infusa costatò che il cane non aveva né patente né assicurazione, ma che soprattutto era un brandello e fu così che la contrattazione amichevole del sinistro, si trasformò acutamente in discussione infinita tra uomo e carcassa insanguinata.
Mentre le sue api facevano il tifo per il conducente, Nina Vomitich si eclissò pensando con fierezza di avere un problema in meno.
Al chilometro 11 lesse l'indirizzo del vivaio e trovandolo di strada, vi si recò sperando che fosse chiuso e invece era aperto.
Peal Arbor le si fece incontro e disse
- Ti stavo aspettando
- Uhm
Rispose Nina Vomitich.
- Io e te insieme faremo grandi cose...spogliati!
Intimò Peal Arbor
- Le calendole sono in fiore e le malmignatte potrebbero arrivare da un momento all'altro.
Nina Vomitich non sapeva cosa fossero le calendole così provando un’impalpabile tensione, soffocante come un ginocchio nella bocca, obbedì e si tolse tutto, anche il preservativo vaginale che l'accompagnava dal 1992. Rimasta nuda capì che quel ginocchio nella bocca ce l'aveva per davvero.
Peal Arbor la esaminò attentamente.
- Eccezionale
Disse
- Strabiliante
Esclamò
- Non ho mai visto niente di simile...
Poi le ordinò di chiudere gli occhi e di voltarsi di spalle
- Uhm
Pensò Nina Vomitich
Così mentre Pael Arbor cercava nei suoi più intimi interstizi tracce di querce nane, Nina Vomitich pensò che avrebbe dovuto trovare un altro lavoro al più presto.
Quando che ebbe finito, Peal Arbor le disse
- Devi recarti in questo posto
E le porse un biglietto da visita
- Qui forse potranno aiutarti...io ho fatto tutto il possibile, ma se vuoi, riproviamo..
- Uhm
Disse Nina Vomitich e prese il biglietto da visita. Siccome ora ci vedeva 7/10, lesse l'indirizzo ad alta voce:
- Via dell'ispezione corporale, 69
- Si, proprio lì
Disse Peal Arbor tra se e se
e poi aggiunse
- Non avresti 50 euro? per il disturbo...
- Uhm
Pensò Nina Vomitich e l'idea di trovarsi subito un nuovo lavoro le tornò ficcante come una puntura d'ape regina.
L’ape regina si sentì chiamata in causa e subito accorse pungendola a sud-ovest del monte di venere.
Nina Vomitich disse ahi! E poi uhm! e poi ancora beh! E infine wow!
Finito di esclamare che ebbe, porse i soldi a Peal Arbor
e fece per andarsene quando Peal Arbor diede una capocciata potentissima contro un tronchetto della felicità e svenne. Ma forse era morto.


ATTO II

Il coro:
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata

Ora Nina Vomitich andò a scuola e incontrò Gesù bambino. Egli le disse:
-Tu donna, ripeterai l'anno
E Nina Vomotich rispose
- Ma veramente mi sono appena iscritta
- E allora, tu donna ti riscriverai ...
Poi la guardò intensamente e aggiunse
- E perciò detto pagherai di nuovo le tasse. Chi crede in me eccetera eccetera..
Nina Vomitich bestemmiò a mente, però Buddha e prima ancora che se ne potesse accorgere Gesù l'aveva teletrasportata nella fila dell'economato, riscossione tasse e contributi.
In fila c' erano 8597 persone e Nina Vomitich era l'ultima.
Subito dopo arrivò un vecchio e disse
- Scusa, buona donna dai capelli tra le api, sono malato, ho la prostata tumefatta, e la gamba sciatica, mi faresti passare?
- Uhm
Rispose Nina Vomitich e il vecchio passò
Poi arrivò una donna gravida dalla pelle squamosa, gli occhi storti e le gambe a x.
Ella disse
- Scusa, ho un problema, sono incinta, posso passare?
- Hai più di un problema!
Rispose Nina Vomitich e la donna mentre passava la percosse violentemente sulle gengive con l'anello nuziale.
- Uhm
Disse Nina Vomitich e un rivolo di sangue le colò fin sotto il mento.
In seguito arrivò un uomo saltellando e disse
- Scusa sono un disabile, mi faresti passare?
- E da cosa si vedrebbe che sei un disabile?
Allora l'uomo si abbassò le braghe e Nina Vomitich capì.
Sei ore più tardi, dopo che Nina Vomitich ebbe visto passare un nano, un elefante, un foglio A4, un idroencefalico, un chianti, una porta USB, un pacchetto di Camel, una figa senza mutande, un gruppo di peli di culo, un gatto senza stivali, degli stivali, un rasoio, un romeno con la pialla, un romeno senza pialla, una lampadina non alogena, Abramo Lincoln, Moana Pozzi, Fassino e Rutelli, la macchina blu di Fassino, Cesare Augusto, Antonio e Lepido che un po’, avendo visto Augusto si grattavano le palle, Franca Rame senza Dario, un Dario qualunque, il settimanale Internazionale e 125 napoletani, arrivò un bambino e le disse
- Scusa, sono un bambino, mi faresti passare?
E allora Nina Vomitich che aveva anche una gran fame ormai, lo ingoiò, ma poi vomitò perchè il bambino aveva delle scarpe Nike altamente cancerogene. Rivomitato che fu, il bambino la guardò di sbieco e la percosse forte sulle gengive con il sussidiario rigido della V elementare, poi passò.
A notte fonda si trovò a passare di lì anche un certo Gesù detto il nazareno, ormai divenuto adulto. Egli guardò Nina Vomitich e le disse
- Beati gli ultimi perchè...
contò velocemente con il calcolatore divino la complessità della fila e concluse
- Perchè tali rimarranno.

ATTO III

Il coro:
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata
Nina Vomitich è una sfigata

Quando Nina Vomitich uscì dall’economato aveva ormai 95 anni, ma se li portava benissimo.
Le colonie di api si erano succedute per infinite generazioni. Esse erano al passo con i tempi, sempre più incazzate.
I giovani mostravano chiari segni di insofferenza. Le contestazioni avevano preso a farsi sentire circa un trentennio prima.
Gli scontri generazionali tuttavia, da un paio di decenni ormai si erano sedati. Le vecchie api in pensione morivano di fame a causa del caro vita e delle poche manciate di miele al mese.
Le giovani api allo sbando, tra precariato e CO.CO.CO a stento riuscivano a spiccare il volo, gravando indissolubilmente sulle famiglie di origine. Le giovanissime invece facevano ingente uso di forfora, vestivano hip-popper con il pungiglione sotto il culo e le strisce giallo e nere sempre in bella mostra.
Furti e episodi di violenza gratuita con atti di vandalismo sempre più frequenti si susseguivano atrocemente sulla testa di Nina Vomotich. Inoltre il malcontento popolare veniva costantemente aizzato e manipolato dalle autorità del governo centrale che sembrava aver trovato nel fenomeno di immigrazione di massa una valvola di sfogo. Da un decennio ormai colonie di mosche avevano cominciato a stanziarsi nei quartieri popolari della testa; avevano le loro tradizioni, i loro culti, le loro abitudini alimentari e mal si amalgamavano con gli autoctoni. I matrimoni misti erano ancora un’assoluta rarità.
Con questa situazione difficile in testa, sempre sull’orlo di un collasso, con lo spettro della guerra civile dietro l’orecchio, Nina Vomitich riuscì finalmente a raggiungere la sua casa.
Quando entrò, 75 cinesi dell’ovest, di ogni taglia e dimensione, le vennero incontro gridandole in faccia milioni di L al posto della R e altre cose cinesi tipo manciate di ideogrammi appuntiti e forse anche taglienti. Infatti, fu repentinamente ferita da un 狗 all’altezza dello sterno e mancandole il respiro svenne rinvenendo 5 minuti più tardi, ma solo per prendersi nello stomaco un altro 山羊 che la passò da parte a parte, lasciandola esanime.
Salì su in cielo mentre la civiltà che aveva sulla testa, arrivata al massimo del suo sviluppo, lanciava la prima bomba atomica.
San Peter, anche detto zuzzurellone, le spalancò le porte del paradiso, ma poi, guardandola bene disse:
- Gli animali vanno da un'altra parte
Visibilmente alterato chiamò Clemente Mastella e aggiunse
- Te l’avevo detto che non bisognava più assumere persone incompetenti, l’usciere non sa fare un cazzo!
- Ma Peter, è il cugino della figlia della zia della nipote di mio cognato che vive in Venezuela!
Rispose Mastella, così Peter, per non stare sempre a discutere che poi per avere la fiducia al parlamento celeste era un casino, sorvolò.
- Va bene.. senti tu, che cosa sei? cioè, che genere di cosa sei?
- Uhm
Rispose Nina Vomitich e Peter che non aveva tanta voglia di lavorare quel giorno, strappò la pratica e aumma aumma di nascosto al principale, rispedì Nina Vomitich da dove era venuta. Nina era venuta dalla colluttazione con i cinesi, per cui fu lì che tornò e resuscitata che fu, vedendosi arrivare un altro 猪 dritto in faccia disse
- Aspettate, parliamone!
Ma ormai era troppo tardi, così morì di nuovo e di nuovo tornò su. Appena Peter la rivide, alzò gli occhi in segno di disgusto e la rispedì giù.
Nina Vomitich si ritrovò nuovamente tra i cinese che la uccisero per la terza volta.
Passò 13 anni celesti a fare su e giù tra cinesi e paradiso. Peter era diventato vecchio, ma ormai ci aveva preso gusto e anche se non sapeva cosa volesse dire, aveva cominciato a pensare che il gioco valeva la candela: Nina Vomitich che fa su e giù tra i due mondi era diventato lo sport nazionale del paradiso. Folle di santi si accalcavano sugli spalti, Mastella gestiva le scommesse clandestine per conto di Peter prendendo il 35% degli introiti. Peter aveva preso a indossare pellicce di cuccioli di angelo, anelli con rubini e catene d’oro. Sniffava manna e aveva dato a Maddalena il compito di gestire una casa d’appuntamenti.
Nel suo piccolo Nina Vomitich era diventata una celebrità. Partecipava a talk show in qualità di opinionista,faceva comparsate televisive, reality, tipo la nuvola dei famosi. Le sue api erano state sterminate dopo l’ultima guerra nucleare. Erano sopravvissute in poche, morte subito dopo a causa delle radiazioni e delle malformazioni congenite incompatibili con la vita.
Così andando le cose, un giorno di paradiso, quando Nina Vomitich era appena appena tornata su, dopo aver preso in faccia l’ennesimo colpo letale dalla frotta di cinesi, vide Dio.
Da che era ai piani alti, non l’aveva mai visto. Ci aveva parlato in chat, Skype soprattutto, ma di persona, mai. E a dirla tutta neanche Mastella l’aveva mai visto, giusto Peter, una volta, 6000 secoli prima, di sfuggita, al supermercato.
Quando le apparve, una luce accecante la pervase. Ma poi capì che non era dovuta alla presenza divina, bensì ai tecnici dell’Enel che stavano risolvendo un problema di illuminazione nei lampioni della zone nord.
Con enorme sorpresa Nina Vomitich vide che Dio era Micelangelo Antonioni e che tutti, appena apriva bocca, cadevano in un sonno profondo. Ma a lei non successe. Lei riusciva a sopportora Michelangelo Antonioni e anzi, a dirla tutta, le risultava anche interessante.
Dio aveva in testa un bosco pieno di barattoli di miele attorno a cui ronzavano sciami di api.
Nina Vomitich sorrise e capì che lei era la figlia di Dio.

Epilogo

Il coro:
Nina Vomitich è una sfigata, forse no
Nina Vomitich è una sfigata, forse no
Nina Vomitich è una sfigata, forse no

Gesù fu spodestato, arrestato e condannato alla sedia elettrica per truffa aggravata ai danni della divinità. Bruto e Cassio tornarono dall’esilio e Cesare si sentì un poco di bruciore di stomaco. Nina Vomitich, che ora era la figlia legittima di Dio, lanciò un dardo incandescente contro la frotta di cinesi, non per vendette, quanto più per provare i suoi nuovi superpoteri. Imaprò che avrebbe dovuto consultare meglio il libretto delle istruzioni, perché i cinesi non morirono tra atroci sofferenza, così come era nelle sue intenzioni, ma divennero biondi e con gli occhi a palla.
Alcuni però morirono, ma di vecchiaia.
Fu così che Nina Vomitich visse secula seculorum alla destra di Michelangelo Antonioni, ma a volte, scambiandosi di posto con lo spirito santo, poteva sedere anche a sinistra.
Così era più facile per tutti giocare a scacchi.

..Per il finale tragico clicca su shift..


venerdì 19 ottobre 2007

BEN ARRIVATO.

martedì 16 ottobre 2007

Una Chiomma

- Il tuo blog si apre sempre a fatica.
- E' molto pesante, dev'essere per i video
- No, apro sempre altri blog pieni di video...
- E allora cosa sarà?
- Mi sa che è proprio pesante
- ....
- Pesante di contenuti....
- ....
- Una chiomma!
- ......
- Un chiodo da 90
- Cagati
- Ok
- Bene
- Bene
- ....
- Che fai oggi?
- Un chiodo da 90.
- Simpatica!
- Tu no
- Ok
- Ok
- Bene
- Bene.

domenica 14 ottobre 2007

Le Mont Saint Michel

Pronto soccorso.
In sala d'attesa, un uomo e una donna:
Lui: per quest'anno vado in vacanza in Francia
Lei: Uh, bello, daje!
Lui: vado in Normandia
Lei: uh, bello!
Lui: C'e sto posto, Monteparnasse, che è na basilica, na chiesa 'nsomma, che tu ce vai...sta 'ncima a un monte...
Lei: Eh un monte...tipo Monte Mario
Lui: macchè! questa è proprio na città dove ce sta sta basilica in cima in cima alla punta del cono del monte
Io: ....
Lei: Mbè?
Lui: che te ce poi annà solo fino a na certa, de giorno che poi praticamente viene su tutta l'alta marea e la città s' inonda...
Lei: Maddai!!
Io: ...
Lui: eh, davero! che rimane solo la basilica fori dall'acqua e se te ce stai rimani là coooa machina...
Lei: e torni in barca
Lui: me sa de si...però non so.
lei: pò esse, no?
Lui: si, tipo venezia che cce stanno i taccccsi fatti a barca..
Io: ...
avanti il prossimo, venga venga..
Lei:
Oddio, tocca a me
Lui: va vai, 'nte preoccupà, vai sstatttttranquilla

Nella stessa sala d'attesa, una frotta di adolescenti:
Ad1: lo sapevo che prima o poi facevi er botto..
Ad2: ma se quer bastardo der ciccia me s'è buttato tutto sulla sinistra e manco è venuto a vedè semmmmm'ero morto...
Ad3: ammazza aò, potevi pure morì
Ad2: Ma vattene ammorì ammazzato te e tutti li mejo mortacci tua...

Ad4: Aò è arrivata Betty, st'àppiangne com'a'na pischella...
Ad3: ammazza quanto te vole bbene!!
Ad2: aò, e io me le scelgo bbbene mica cazzo!
Betty: Amòòòòòòòòòòò, oddiooooo, ma che te sei fatto??????
Ad2: amò statttranquilla, nè successo gniente
Ad3: lasciamoli soli in intimità
Io:....
Ad1: c'hai raggggione. annamose a fumà na sigaretta
Ad2: aò aspettate, voglio fumà pur'io...
Betty: amò certo che sei proprio no stronzo!
A2: Amò e nun te ce mette pure tu a rompe li cojoni...nun vedi che ssssò nervoso?
Io:....
Ad1: Signora scusi, che c'avrebbe na sigaretta?
Io: Si
Ad1: ....
Io:.....
Ad1: e me la darebbe?
Io: Sei minorenne!
Ad2: Ah vabbè, nnamosene va.... grazzzie ehhhh...


giovedì 11 ottobre 2007

Precarietà

Ecco:

La storia è sempre la stessa: tu sei di quelli che: accidenti Milano, eh si ma Roma? Però Milano... infatti, anche se Roma...
Allora sei un pò in bilico (come sempre quando vai in giro) tra l'andare e il restare, tra un : ma quasi quasi mi trasferisco, che qui c'è l'europa, qui c'è movimento, qui c'è il clima internazionale ( oltre che di merda, metereologicamente parlando), 60 km e sei in Sizzera... ma poi pensi anche che in fondo non te ne frega proprio una bella ciospa della Svizzera e che in realtà è l'ultimo posto in cui andresti a poggiare il tuo culo, perciò quando stai per prendere l'eurostar che ti congela i peli del naso, ecco, sei felice.
CASA

Certo difficile rinunciare all'aperitivo...
Passeggi passeggi che già fa freddino quissù, vedi vetrine, vedi librerie, vedi vetrine, vedi librerie, modelle sottilissime e modelli con le facce da cartonato, a pranzo solo un panino e poi non ci vedi più dalla fame e allora ti ammazzi di aperitivo. Cocktail bibitone giallo ocra trivellato di pezzi di frutta dubbiosamente fresca, imponente e appiccicoso, zuccherino e inquietante, ufficialmente cocktail della casa, ufficiosamente ribattezzato Wanda.
Mangi robi triangolari con dentro Bo!, ma non bo, nel senso di Che ne so, Bo come essere umano di nome Bob, triturato assieme a formaggio di pecora svizzera e rughetta.
Olive asolano-milanesi, pizzette, involtini di involtino di prosciutto involtinato a formaggio sottile involtinato a se stesso, tocchi di grana, pasta di riso, riso a pasta, insalata di riso, insalata di pasta, insalata di insalate, supplì teologali, crocchette di patate novelle, novelle quanto mia nonna.
Poi vai a cena in un posto che si chiama SOLO PESCE..
Pensi: uhm, cazzo, è arrivato il momento di assaggiare il pesce FRESCO che di certo arriverà su questa tavola direttamente dal pescoso mare di Lombardia.
Mangi un astice che quando te lo fanno vedere è talmente brutto e incazzato che per un momento pensi che sarà lui a mangiare te. Lo vedi divincolarsi e un secondo dopo lo rivedi bollito nel tuo piatto. Ti danno lo schiaccia crostaceo che è un arnese del tutto simile a uno schiaccia noce, solo che in genere quando schiacci crostaceo sei più felice di quando schiacci noci.
Mangi, o almeno ci provi. Ti fai a merda, perchè le chele dell'astice schizzano via dall'arnese, planano nel piatto del tuo commensale che siccome è generalemente BUFFONCELLO te le scippa e non te le fa rivedere mai più.
Certo che tolte le chele all'astice rimane ben poco ( e soprattutto ben poco di attraente) tipo: orrende intelaiature di crosta rossa vagamente preistorica o se vogliamo anche un pò blattesca, scarrafonesca, aracnesca ecc ecc...
Però bevi a spugna, eh mo ce vò!
Tolni in albelgo. la lagazza alla leception ti saluta in italiano pelfetto e addilittula con odiosa cadenza milanese. La lagazza è cinese e gestisce l'albelgo in cui io dormilò. In tv, talk show cinesi.
Svacchi sul letto dalle lenzuola albergose e mentre la stanza comincia a girare senza troppe pretese, ti ricordi che devi lavarti i denti e che forse sarebbe il caso di scollarti dai bulbi oculari quel quintale e venti di crosta di mascara e quant'altro.
Poi rinunci perchè non essendo sola intuisci che qualcosa, da sotto le coperte, eppur si muove...
Ti rotoli per un pò come una fettina panata ( anzi, come una cotolètta), poi chiudi gli occhi, apri le gambe e ... pensando alla colazione dell'indomani, colazione cinese si suppone, un conato di vomito ti manda a puttane tutti i buoni buoni propositi.

lunedì 8 ottobre 2007

Ità e Itezze

La Noiosità, la Micizia, la Freschezzità, l'Innocentevolezza, la Struggenza, la Bellità, la Tuità, la Bruttità, la scemenza, la scemità, l'Idiozità, la Seduttivitezza..
UNO DUE TRE STELLA
ASINO CAVALLO E RE
CALAMARO PENNA OLIO E FRITTURA
INCHIOSTRO CHIOSTRO FOSCO BOSCO
NONNA STA SERA TI HO VISTO salire le scale mobili all'IKEA.
Non eri tu ma una nonna qualunque,
che tanto dalla morte nessuno risale.
sembravano le tue labbra secche e sottili e anche l'odore e i capelli erano i tuoi.
Il colore più scuro, quello era il tuo, che dai campi venivi e nella terra finivi.

Io non ho una nonna e non ho una mamma.
Non ho nemmeno un padre, ma solo milioni di ..... a farmi da madre e da padre.
E anche da nonna.

Se il letto si rivolta e il tetto cade, sorridi che è brutto il tuo viso senza sorriso.

venerdì 5 ottobre 2007

TRANSUMANITAS

E' stata un'escalation.
Siccome viaggia da un paio di giorni questa autoconvinzione indotta che io " mi trascurerei" sta mattina è andata così.
Anzi, per essere onesti, anche "sta" rientra nelle cose da evitare nel programma in 15 punti su come migliorare se stessi e volersi tanto tanto bene per essere felici. Per cui, 'fanculo sta ed ecco QUESTA.
Questa mattina ero lì che il mio organismo sperimentava forme innovative per la riabilitazione al giorno successivo quando ho iniziato a ....tagliarmi le unghie dei piedi.
Passo successivo, doccia lunghissima con aggiunta di trattamento ristrutturante per capelli colorati
( 6000 tinte dal 2003 a oggi, dal rosso ramato al blu elettrico, fino al biondo decolorato). Uscita dalla doccia apro l'armadio e vedendomi agire in preda a un automatismo impressionante scelgo pantalone nero attillato da culo in bella vista ( quel poco che c'è è ben messo).
Mi guardo allo specchio, nuda dalla cintola a vita bassa in su. E che ti vedo? ste, anzi Queste due tettine piccole ma a maggior ragione sfidanti senza macchia (?) e senza paura la forza di gravità. E allora che faccio? mi infilo in una specie di magliettina bianco-accecante ( arrivata non so da dove o scippata non so a chi) e scopro che un reggiseno nero merletto di Baviera ( ?) ci sta benissimo perchè la sconosciuta maglietta presenta, nelle sue più intime sembianze, una serie di bottoncini sul decoltè che esplodono, lasciando una sola asola allacciata e sofferente, in tensione parossistica, sulla linea retta tra la punta di un capezzolo e l'altro. Mi guardo e dico
- Oibò
Diciamo che da questo insieme omogeneo di serietà e richiamo erotico, ( tipo signorina Rottermaier in un film con Lino Banfi, uno di quelli di serie B, in cui non ha ancora iniziato a fare il nonno d'Italia) è scaturito tutto il resto.
Una frenetica e impazzata corsa al restauro, all'addobbo coatto del mio corpo come fossi un albero di natale sempre un pò zoccolo e un pò severo.
Dunque zac, ecco che scudiscio un paio di scarpe con tacco da 12 cm.
Scarpe aperte ( che qua ancora abbiamo 30 gradi, rosicate) a strisce bianche e argento. Le caviglie mi si slanciano più di uno di quei saltatori con l'asta, lunghi e secchi.
Mi guardo allo specchio, wow! ma chi cazzo è quella? non fosse per la faccia, ancora troppo da squatter, quella cosa di carne sembrerebbe un trancio di corpo da giovane donna in carriera con tendenze scopaiole.
Scopate di serie A++, intendiamoci.

In questo preciso istante mi rendo conto perciò, di non essere più io, cioè l'io intimo, il mio me medesimo più prossimo, a comandare la baracca. Perchè dico ciò? perchè presa da un raptus da fighettina dei parioli comincio a impazzire tra acconciatura e trucco.
Vai con i capelli.
Riallaccio questa matassa africana e informe in una specie di chignon finto casuale ( pieno cioè di ciocche finte-ribelli che spopolano sul mio viso da stronza). Bene.
Mi inforcino sadicamente con 2000 ferretti ( che non è Giovanni Lindo)
La struttura capigliaturesca è apposto, si passa al trucco. Tempero tutte le matite che ho in dotazione da 15 anni, pure queste scippate a destra e a manca, tra amiche e supermercati, tra profumerie e bancarelle.
Uso l'unica che ho davvero comprato e che per mia idiozia ho pagato 12 euro.
Trac trac, due linee anzi quattro ( si hanno in genere un paio d'occhi) sotto e sopra, ( per onestà intellettuale direi sopra e dentro l'occhio), mascara a vangate e infine.... ( grave crisi d'identità) ROSSETTO ROSSO.
Esco di casa cosi conciata.
Così combinata che non sono io, ma che si sappia, adesso che non si dica più che mi trascuro.
Muovo i primi passi verso il motorino e la prima vagonata di auto con dentro maschi di merda dice e fa gesti da lobotomia.
Attraverso la città così TRAVESTITA e ai semafori i motociclisti in giacca e cravatta mi sorridono con facce grasse. Qualcuno pretesta qualche stronzata ( del tipo: questo semaforo è eterno) per attaccare bottone.
I ragazzini che attraversano via Regina Margherita, quelli con i bulloni in faccia e i tatuaggi, quelli che frequentano per hobby l'università, non mi cagano neppure di striscio.
Mi fermo in un bar per prendere un caffè e il barista né giovane nè vecchio mi vuole dare tutti gli optional che sono presumibilmente compatibili con un caffè...poi mi chiama SIGNORA
A lezione la ragazzina sgrana gli occhi e pensa ( certamente lo pensa) chi cazzo è questa oddio, ho paura....
Ecco quanto possono risultare cangevoli le persone, ecco come IO posso essere camaleontica. La comunità degli adulti mi vuole seriosa-troia-razionale-affidabile-aggressiva-professionale-
emancipata, la comunità dei giovani mi vuole alternativa-progressista-eccentrica-illuminata-combattiva, la comunità dei non so cosa mi vuole non so bene come e in realtà al di là di ogni travestimento è proprio così che sono o che sento di essere, non so bene come, non so bene cosa.


giovedì 4 ottobre 2007

Cane etneo.


Mi guarda mentre io no e mi fa
- E' possibile che tu consideri come tossiche alcune cose che fai durante il giorno e che non lo sono necessariamente, ma lo sono per te
-....
-E che forse in quanto tali dovresti smettere di fare
- ... ( continuo a non guardarlo, ma ho una penna e uno stupido foglio a quadretti)
-E' come se l'alcol e le medicine non fossero percepite come tossiche, mentre il lavoro e gli impegni si
- ...( scarabbocchio cuoricini ciccioni)
- Sei un pò assente oggi!?
- ... ( i cuoricini diventano sempre di più e sempre più ciccioni)
- Sono cuoricini quelli?
- (alzo lo sguardo)
- Spero siano per te!
- .... ( alzo la punta della penna dall'ultimo cuoricino ciccionissimo) Sicuramente non per lei
- ....
- ....
-Va bene, ci vediamo giovedì prossimo alla stessa ora
- Ok
- Arrivederci, allora
- Arrivedereci.