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La mia foto
I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

lunedì 20 settembre 2010

☁☂☠☤☹

Tipo la superstizione.
Io non ci credo. Poco.
Stamattina cammino cammino e a un certo punto del tragitto, sempre quello, uguale uguale sputato ogni giorno della mia vita dal lunedì al venerdì da due anni a questa parte, chi ti vedo? un gatto nero.
Che attraversa.
Bene, dico, la vita mi sorride.
Con i denti marci.
Mi fermo per una manciata di secondi sperando che qualcuno dietro di me arrivi fischiettando a beccarsi la iella che al momento è ancora lì, nell'aria, in cerca dello sfigato di turno mentre intanto gira in tondo come nel più classico dei casi che commemora il cetriolo in cerca del culo dell'ortolano.
Ovviamente non passa nessuno. E ovviamente sono in ritardo perciò, tornare indietro e prendere il giro lungo, neanche a parlarne.
Bene, dico, la vita mi sorride.
Con i denti marci e pochi.
Prendo coraggio e in apnea scaramantica abbozzo un accenno di passo ma come in un film dell'orrore, il gatto rispunta da sotto una macchina e attraversa di nuovo.
E due.
Mi piego dal dolore.
E poi di nuovo.
Tre.
Comincio a schiaffeggiarmi.
E di nuovo.
Quattro.
La mazzata finale, vomito pappe verdi come la bambina dell'esorcista.
Sconcertata, prostrata, avvilita, disumanizzata, in posizione penitente, in ginocchio, camminando sui talloni, strisciando come un'amorfa forma di vita preistorica, masticando pezzi di vetro, tagliuzzandomi le ascelle con forcine per capelli, attraverso il passo della sfiga universalcosmicainterplanetaria che ho davanti.

Ora io voglio dire, a tutti quelli che mi hanno voluto bene, voglio dire che insomma, credo che per me sia arrivata la fine, che non ci sia più niente da fare. La sfiga ci si è messa d'impegno, ha voluto essere esplicita, forse nutre poca fiducia nelle mie capacità di comprendonio tanto che se a una non ci arrivi, te ne mando quattro, così siamo sicuri, non ci sono equivoci.
Diciamo pure che ha voluto eliminare ogni dubbio interpretativo circa ciò che il destino mi riserba, probabilmente, dopo un avvertimento così incisivo non arriverò a domani, forse morirò all'istante, forse sono già morta e la tastiera va da se.
Insomma, tutto può essere.
Il gatto nero aveva un collare rosso, lo dico così, per pura curiosità, senza pretese, magari ha un significato particolare nell'interpretazione della cabala, tipo morte violenta con il massimo della sofferenza fisica, per esempio.
Certo, potrebbe anche darsi che quando il gatto nero passa e ripassa sulla scia di sfiga lasciata sull'asfalto, questa si neutralizzi, perciò due per due 4, una sfiga lava l'altra, al posto mio muoiono i 33 trentini e chi s'è visto s'è visto.
Potrebbe funzionare secondo lo stesso principio della doppia negazione in latino.
Oppure, come è probabile che sia, potrei da un momento all'altro beccare un vaso di gerani in testa, tra l'osso occipitale e quell'altro e vaffanculo.
Chi lo sa.
Trattandosi perciò, evidentemente, palesemente, significativamente di un segno funesto al cubo al quadrato, secondo la formula matematica così di seguito riassumibile:

{[(∜2²×☁2³≠¼`)÷gatto<∫>sfiga±2+2+2]¿σϒ}= ✞☠✞

faccio testamento. Segue dettagliatissimo elenco di beni materiali e morali e delle persone a cui essi sono destinati:

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P.S l'elenco è in Braille