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I grandi uomini hanno scritto le loro opere più eccellenti in quel periodo della loro vita nel quale dovevano scrivere gratis o per un onorario assai basso. "Schopenhauer"

martedì 5 giugno 2007

Io sono l'ascesso alla ghiandola surrenale di Tizio...

Mi sfugge tutto dalle mani dalla testa dalla fica.

Continuo a star male, soffro di dolori atroci al ventre, alla schiena, all’anima da una vita infinita, senza capire…

Sono alle corde, ancora. Mi sento come un guanto rovesciato, di quelli che trovi abbandonati per strada, senza il compagno, ti sarà capitato no? Li trovi lì a terra e pensi all’altro, il fortunato del paio, che sarà pure riposto in un cassetto, al caldo tra le altre cose di lana, ma rimarrà comunque inutile, perché la vita non può avere senso per un individuo che non è un individuo ma è un guanto e che è stato creato per essere in due.

Capisci,non c’è niente da toccare dentro di me, non c’è un dentro.

Io sono il vuoto interiore di Tizio.

Vomito la mia vita da dieci anni!

Una carcassa insapore, inodore.

Sono davvero senza alito, disfatta, non ce la faccio, non ce la faccio. La mia prigione perfetta, il carceriere di me stessa. Non riesco a sentirmi.

Non riesco a sentirmi, la melma è così densa che non ho più voglia di ripulirmi dalla merda. Sono completamente a terra.

Io sono la badante rumena di Tizio.

La terra è dei vermi e delle carcasse. E le pieghe delle mie cosce si fanno sempre più profonde e la pelle cadente, i segni sul mio corpo sono la mappa del nulla.

Ho l’impressione di implodere, lentamente.

E le lacrime non acquietano più e gli amici sono lontani anni luce e atmosfere mai più condivisibili. Io non so distinguere il meglio dal peggio, il bello, le ossa e la ciccia, le carezze e la gioia dalla stanchezza, dalla rassegnazione, l’indolenza mi culla come un cucciolo d’uomo.

Io sono la malattia mentale di Tizio.

So farmi male, so distruggere il mondo, so mandare via e scappare.

Non sono niente di buono, non sono neppure poco, sono una blatta.

E la fissità mi perseguita, l’immobile eterno desiderio di esser ferma.

Sono una pietra.

Io sono la calce impastata nella betoniera di Tizio.

Aspettare, qualcosa, qualcuno. So aspettare io, aspetto da quando son nata. Aspetto sempre… aspetto persone che farebbero meglio a non arrivare . Non sono in grado di andare, non so dove andare.

Assomiglia alla lettera di un suicida. ma non lo è, oddio se non lo è.

Io sono la doppia personalità sfuggente e narcotica di Tizio.

Non è una giornata da dimenticare! È una lunga agonia… una gabbia per polli; La tana dell’orco. Io sono l’orco, io sono l’uomo nero dei miei incubi di bambina, io non sono neppure una bambina.

Io ho una cancro nelle viscere così grande da divorarsi l’intera città.

Io sono lo sfintere arrugginito di Tizio.

Io non so neppure perché sto scrivendo, non so più neppure cosa scrivere. Scrivo per tenermi occupata. Oggi ho messo piede fuori dalla gabbia per pochi secondi, per farmi male, così come ieri e ieri l’altro e ieri l’altro ancora.

Che fai tutto il giorno?

Non ho più voglia di leggere. Faccio il pane. Faccio finta. Faccio piccole cose in pochi secondi, poi decido di esser ferma.

Dormo ore interminabili e neppure il sonno mi dà sollievo, perché vengono i mostri a succhiarmi le cornee.

Io sono la cataratta di Tizio.

Mi sono bevuta e mangiata il cervello e anche l’anima e poi li ho vomitati.

Vedo persone che mi riempiono vuoti spaziali. Sono cose dentro un posto scavato apposta per loro. Sono mobili a muro.

Io non ho più paura. Non so neppure avere paura.

Sono anestetizzata all’esistenza. Ora sto aspettando, come sempre, per sempre, aspetterò per sempre.

Io sono la sala d'attesa di Tizio.

Sto impazzendo. Non riesco più ad uscire di casa. Non riesco più a muovermi per mia iniziativa.

È il mio cervello in cancrena e con sé le mie ossa e le mie budella.

Dove sei?

E quando, tra poco arriverai, cosa sarà cambiato?

Sono come uno zombi che succhia soffi vitali dalle proprie vittime. Se non fossi così zombi, ti convincerei ad andartene, a salvarti, perché io non amo che me stessa.

Io sono la storia d'amore di Tizio.

La mia piccolezza da diario puberale. Sono ridicola e patetica e ridicola, anche se l’ho già detto.

Se dedicassi alla scrittura tutte le ore che investo nel mangiarmi il cervello, forse avrei scritto migliaia di libri.

Io sono la speranza nell'avvenire di Tizio.

Io sono l'ansia alla bocca dello stomaco di Tizio.